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Castigat ridendo mores

Le tasse non possono finanziare la spesa dello Stato

Il governo prima spende e solo dopo tassa, sicché è profondamente sbagliato pensare che per spendere lo Stato sia costretto prima a incassare. Il concetto è così evidente da risultare persino banale


Lo Stato prima spende e solo dopo tassa. Prima mette in circolo la moneta mediante la propria spesa, dopodiché si riprende indietro i soldi (tutti o in parte) attraverso le tasse. Pertanto è sbagliato e ingenuo pensare che noi, pagando le tasse, finanziamo la spesa dello Stato, semplicemente perché nessuno di noi può pagare le tasse se prima lo Stato non ha immesso il denaro nel circuito economico. Un’azione, questa, che lo Stato compie spendendo, e creando quindi, direttamente (dipendenti pubblici) o indirettamente (tutti gli altri) TUTTI I REDDITI ESISTENTI.
L'andamento dell'economia varia in funzione del prelievo che lo Stato fa dopo aver speso, cioè se preleva meno di quello che ha speso, oppure più, oppure la stessa cifra che ha speso.
Ribadisco: le tasse non finanziano la spesa dello Stato. Se io vado allo stadio, il Milan ritira all'entrata il biglietto che lui stesso prima ha creato e venduto. Con le tasse il meccanismo è lo stesso: nessuno di noi coltiva le monete nell'orto, perciò noi possiamo pagare i tributi solo dopo che lo Stato ci ha dato i soldi versandoli nel circuito economico attraverso la propria spesa.
Le tasse, in effetti, servono ad altro: a) drenare una parte del denaro che lo Stato versa nel circuito affinché il mercato non venga “allagato” di moneta, col rischio di svalutarla; b) imporre a tutti i cittadini l’uso della sua moneta, visto che le tasse si possono pagare solo con la moneta emessa dallo Stato; c) incoraggiare o scoraggiare alcuni comportamenti/acquisti; d) regolare l’equilibrio all’interno del circuito economico, per esempio quando alcune categorie manifestano un’eccessiva concentrazione di ricchezza a danno della maggioranza dei cittadini, oppure quando l’economia corre troppo e questo provoca un rialzo dei prezzi.

Noi dobbiamo immaginare l’economia nel modo seguente: da una parte un’entità astratta, lo Stato, che è il creatore della moneta. Dall’altra c’è invece un contenitore all’interno del quale ci sono tutti i cittadini della nazione, comprese banche e classe politica, tutti. Lo Stato emette le monete/banconote, dopodiché, usandole per gli innumerevoli capitoli di spesa che uno Stato ha, le versa nel contenitore in cui ci siamo tutti noi, che le guadagniamo con modalità e quantità diverse a seconda del lavoro che svolgiamo.
Questo funzionamento della macroeconomia di uno Stato ci induce alle seguenti conclusioni:
a) la spesa dello Stato è fondamentale. Ridurla eccessivamente significa, da un lato, bloccare il flusso di liquidità nell’economia, dall’altro, rende impossibile il mantenimento di quei servizi che fanno vivere bene tutti, anche le fasce sociali più deboli, la cui capacità d'acquisto, oltretutto, è di vitale importanza per l'economia;
b) all’interno del contenitore in cui ci sono tutti i cittadini della nazione, nessuno può creare ricchezza nuova, dal momento che il denaro passa semplicemente da una mano all’altra;
c) l’evasore fiscale va perseguito in primo luogo perché viola una legge dello Stato, in secondo luogo perché crea squilibri e iniquità all’interno del contenitore. Tuttavia, se avete compreso quanto è scritto nel punto b), è evidente che l’evasore, il privilegiato, il mantenuto, lo spreco non sottraggono neanche un euro al denaro totale che circola all’interno del contenitore;
d) solo lo Stato può creare ricchezza nuova nel circuito economico, determinando così una crescita dell’economia, e può farlo solo in questo modo: prelevando dal contenitore (tasse) una cifra inferiore a quella che prima ci ha versato dentro (spesa pubblica);
e) il debito dello Stato equivale fino all’ultimo centesimo all’attivo del contenitore in cui ci siamo tutti noi. Lo Stato, inoltre, non ha alcun limite nel creare il denaro di cui lui è il proprietario-monopolista, pertanto può anche rimborsare eventuali creditori senza alcun problema;
f) uno Stato che non possiede una propria moneta, e che immette nel contenitore una moneta che prima deve prendere in prestito dai mercati finanziari, ai quali deve restituirla fino all’ultimo centesimo, non può in alcun modo mettere in pratica il processo, vitale per l’economia, descritto ai punti d) ed e), dal momento che è obbligato a riprendere dal contenitore come minimo tutto il denaro che ci ha versato dentro, lasciando ZERO a cittadini e aziende. Lo stesso discorso vale anche in caso di moneta sovrana, ma agganciata al valore di una valuta straniera (vedi Argentina).


Oggi le regole dell’eurozona impongono allo Stato italiano di produrre addirittura degli avanzi di bilancio, cioè a prelevare dal contenitore una cifra superiore a quella che prima è stata immessa nel contenitore stesso, il che è possibile solo andando a pescare nel risparmio che le famiglie e le aziende italiane hanno fatto quando lo Stato si indebitava, arricchendole, proteggendole e permettendo loro di vivere nel benessere.     

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