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Castigat ridendo mores

Il dramma degli ex opinion leader: con la rete hanno perso il monopolio e ora si scoprono nemici del libero dibattito

Il pluralismo di internet non va proprio giù a quegli intellettuali che solo grazie all'appartenenza politica hanno dominato la scena per decenni.


La premessa è che un autentico uomo o donna di cultura può anche avere delle simpatie o delle tendenze politiche, ma non può essere tifoso di un partito, altrimenti, molto semplicemente, non è credibile.
 
Per decenni questa tipologia di intellettuali, o presunti tali, ha occupato capillarmente tutti i centri di produzione culturale e di opinione, e in special modo televisione e principali organi di informazione. Questo fenomeno è avvenuto soprattutto in Italia ma anche in Francia e negli Stati Uniti. 


Sfruttando la visibilità così ottenuta, queste figure del mondo dello spettacolo, della letteratura, del giornalismo, si sono autoinvestite di un'autorevolezza da opinion leader che in realtà non hanno, perché alla fine l'unico loro merito è quello di fare il tifo per la parte politica giusta.

Ora però internet ha tolto a televisione e giornali cartacei il monopolio dell'informazione, mentre la natura stessa della rete - pur con tutti i suoi difetti, eccessi e persino pericoli - ha permesso la realizzazione di un vero pluralismo, facendo così emergere, da un lato, il livore di quegli intellettuali che hanno perso il dominio della scena, dall'altro lato, il paradosso di uomini e donne di cultura che avversano il libero pensiero anziché difenderlo.


Ora a questi ex opinion leader non resta che manifestare il proprio rancore e il proprio aristocratico disprezzo in quelle trasmissioni e su quei giornali che ancora danno loro visibilità, almeno finché lo share e i lettori non scenderanno sottozero. Dopodiché, se Dio vuole, potremo dire finalmente di esserci liberati dell'ossessionante presenza di questi presuntuosi Zucconi e di vivere in una società in cui esistono una libera dialettica e un libero dibattito.

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