Sull'Unione Europea e sulla moneta unica l'approccio più diffuso è di tipo mistico. La causa è la pressoché totale ignoranza sul tema. Ecco tutte le false credenze smentite punto per punto
Solo il sentir pronunciare le terribili parole "uscire dall'Euro" provoca in molti di noi reazioni che sfociano nell'irrazionale. Un po' come accadeva nell'Europa medievale se qualcuno sosteneva idee inconsuete riguardo alla religiosità: se il "blasfemo" era fortunato, chi gli stava di fronte si faceva il segno della croce, invocando il perdono divino per l'anima del sacrilego e soprattutto per la propria, per avere osato soltanto ascoltare quelle parole empie, magari condividendone in cuor proprio la sostanza. Oggi, persino di fronte ad un olocausto economico e generazionale senza precedenti, l'idea di tornare alla moneta sovrana genera più o meno le stesse reazioni mistico-bigotte, dalle quali, si faccia attenzione, non sono immuni nemmeno molti fautori del ritorno alla Lira. Vediamo quindi quali sono i luoghi comuni più diffusi sull'Euro con l'evidenza della loro totale infondatezza.
1) L'Euro è una moneta come le altre, però più forte, perché è il frutto dell'unione delle vecchie monete nazionali e/o di più economie. L'Euro NON È una moneta come il dollaro, la sterlina, o come le vecchie lire
o i vecchi marchi. Le valute come il dollaro, la sterlina, la lira etc. sono
delle monete sovrane, di cui lo Stato è il proprietario-monopolista. Attraverso
la propria spesa lo Stato le crea e le immette nel contenitore che comprende
l'insieme dei cittadini, generando direttamente o indirettamente tutti i redditi esistenti: dei dipendenti pubblici e privati, dei lavoratori autonomi, degli imprenditori, della classe politica, delle banche, di tutti. Successivamente ha la libertà di prelevare solo una
parte della moneta emessa, per mezzo delle tasse, le quali, pertanto, non hanno la funzione di
finanziare la spesa dello Stato, ma servono solo a drenare una parte della
moneta che lo Stato versa nel contenitore di cittadini-aziende affinché il mercato non venga
"allagato" di moneta, col rischio di svalutarla. Le tasse servono inoltre a regolare l'equilibrio nel contenitore di cittadini-aziende, a incoraggiare o scoraggiare alcuni comportamenti/acquisti/investimenti, e soprattutto, sono il mezzo attraverso il quale lo Stato ci impone di usare solo la sua moneta, dal momento che le tasse si possono pagare solo con la valuta dello Stato. In definitiva, lo Stato proprietario-monopolista della moneta che i cittadini usano non ha limiti di alcun tipo quando deve emetterla e versarla nel contenitore di cittadini-aziende.
L'Euro, invece, non è una moneta sovrana, infatti nessuno Stato dell'Eurozona ne è il proprietario. L'Euro viene emesso dalla Banca centrale europea, ed immesso non nel contenitore di cittadini-aziende, bensì nelle riserve dei mercati finanziari, da cui gli Stati dell'Eurozona lo devono prendere in prestito e, dopo aver versato il denaro nel contenitore di cittadini-aziende, riprenderlo tutto dallo stesso contenitore e restituirlo ai mercati. Chiunque può facilmente capire che, stando così le cose, lo Stato è obbligato come minimo a pareggiare i conti, cioè a tassare esattamente quanto spende, se non anche di più. E questo perché lo Stato non possiede una moneta, che deve chiedere in prestito ad altri. La metafora più azzeccata per spiegare questo sistema l'ha inventata Paolo Barnard: "Uno Stato che rinuncia alla propria sovranità monetaria e di spesa è come un uomo che rinuncia ai propri polmoni per respirare con quelli degli altri. E in questo caso gli altri sono i mercati di capitali privati".
2) Il debito pubblico è dannoso e pericoloso, dunque fa bene l'Europa a imporre a tutti gli Stati il contenimento o addirittura la riduzione del debito. Questo è il più falso ma anche il più devastante dei luoghi comuni che ci sono stati inculcati a forza nella mente in anni e anni di paziente lavaggio del cervello attuato a tutti i livelli, dalle università agli organi di informazione, dal dibattito politico alla piazza. Se avete seguito il punto 1) avete già la risposta: se lo Stato spende più di quanto tassa (come faceva lo Stato italiano prima di adottare i parametri europei, cioè prima del 1992), lo Stato registra un disavanzo, ma quel debito corrisponde fino all'ultimo centesimo all'attivo del contenitore di cittadini-aziende, dunque alla nostra ricchezza. L'unica condizione necessaria affinché lo Stato possa mettere in atto questo processo vitale per l'economia è che possegga una propria moneta, perché è evidente che con il sistema di emissione dell'Euro descritto al punto 1) ciò non può essere assolutamente possibile. Non ci vuole una mente geniale per comprendere che l'annullamento di questa prerogativa dello Stato (cioè spendere più di quanto tassa), provoca l'effetto opposto: se lo Stato preleva dal nostro contenitore la stessa cifra che versa, a noi rimane esattamente zero. Ma la situazione oggi è anche peggiore: dal momento che lo Stato deve pagare anche gli interessi sul debito accumulato prima della nascita della moneta unica europea, quel 3% di deficit di cui si parla sempre in televisione (che è il limite di indebitamento che l'Europa impone) comprende anche gli interessi sul debito passato. Pertanto, escludendo quelli, lo Stato produce ogni anno un avanzo di bilancio, vale a dire che preleva dal nostro contenitore più di quanto ci versa dentro, tassa più di quanto spende. E ovviamente l'avanzo dello Stato corrisponde al nostro disavanzo. Domanda: ma se lo Stato versa 100, come può pescare 103? Semplice: pesca dall'attivo che noi abbiamo fatto nei decenni passati, quando cioè lo Stato si indebitava arricchendo l'economia. Oggi, a poco a poco, si riprende indietro tutto a furia di avanzi di bilancio, sistematicamente, ogni anno, dal 1992. Le conclusioni le lascio a voi, mi limito solo a ricordarvi cosa succede oggi in Italia: CHEMIOTASSAZIONE, TAGLI ALLO STATO SOCIALE e uno Stato che si limita ad agire all'interno del nostro contenitore spostando risorse da una categoria all'altra.
3) Se lo Stato copre il debito stampando moneta ci sarà una grande inflazione. Il più classico degli spauracchi, molto simile alle storie che si raccontano ai bambini per farli stare buoni. Se lo Stato si indebita usando la propria moneta, stimola indubbiamente la domanda di beni perché ci sarà più denaro da spendere per gli acquisti. Un negozio di abbigliamento che deve vendere 10 capi per potenziali 10 clienti, vende quei capi ad un determinato prezzo. Ma se i clienti diventano 12 il prezzo aumenterà, è il tipico caso di scuola. Attenzione però: lo stimolo che lo Stato dà all'economia con il suo debito incentiva non solo la domanda, ma anche l'offerta, dunque la produzione. E' vero che i clienti del negozio diventeranno 12, ma anche i capi da vendere potrebbero diventare 12, se non addirittura 13, o magari 11. Usa, Giappone e Gran Bretagna, soprattutto da quando è scoppiata la crisi, stanno facendo larghissimo uso dello strumento monetario. Alzi la mano chi ha sentito parlare di inflazione in quei paesi.
4) Uscire dall'Eurozona è un rischio enorme. La nuova Lira potrebbe valere nulla, con tutte le conseguenze del caso. Quando sento questa mi viene da ridere. E' agghiacciante sapere che ci sono italiani i quali pensano che, in caso di ritorno alla Lira, ci vorrebbero circa 2 mila delle nuove Lire per fare un Euro. Innanzitutto, la nuova Lira partirebbe con un rapporto di 1 a 1 rispetto all'Euro (e ci mancherebbe) e sarebbe poi il mercato a deciderne il valore nel tempo. E il mercato significa l'economia, significa quante persone comprano o vendono la tua moneta. In secondo luogo, autorevoli economisti affermano che in caso di ritorno alla Lira, lo Stato italiano potrebbe ritrovarsi a dover gestire il problema opposto, ovvero una ipervalutazione della nuova Lira, a causa della corsa che tutti noi, volenti o nolenti, dovremmo fare per acquistare Lire al posto degli Euro. Sarebbe quest'ultimo, anzi, a svalutarsi, anche a causa della perdita di credibilità dell'intero sistema in seguito all'uscita di uno Stato membro. Le fantomatiche previsioni dei terroristi (in malafede), tipo costo dell'energia alle stelle (soprattutto la benzina, dicono gli stupidi, quando il prezzo della benzina è fatto per il 60 per cento di tasse) o tassi sul debito pubblico che ci strozzeranno (ne parlo nel prossimo punto) meritano semplicemente delle enormi e rumorose pernacchie.
5) Se dovessimo pagare il nostro debito in Lire, gli interessi diventerebbero insostenibili. Questa, oltre che bella grossa, è anche una colossale e inaccettabile presa in giro. Ti senti come un soldato che in guerra ha subito l'amputazione del braccio e che poi viene deriso dagli stessi nemici per quella menomazione. Poc'anzi abbiamo visto che la nuova Lira non avrebbe alcun problema di svalutazione (e comunque non esiste un solo elemento per fare una simile previsione), e questo già stronca sul nascere la convinzione che i mercati (cioè coloro che acquistano i titoli di debito che lo Stato emette) non accetterebbero di essere ripagati in Lire (?), o comunque chiederebbero rendimenti (interessi) più alti. Tale affermazione vi sembrerà ancora più infondata e assurda dopo che avrete letto quanto segue: l'unico fattore per cui uno Stato può pagare interessi alti (che a loro volta provocano la crescita del famoso "spread", la differenza con gli interessi che paga la Germania) sul vecchio debito accumulato è proprio il fatto di non possedere una propria moneta. Ovvio: se lo Stato non ha una moneta (ricordate il punto 1?) deve sottostare alle richieste dei mercati, deve pagare gli interessi che loro richiedono, sono i mercati ad avere "il coltello dalla parte del manico". Lo spread, infatti, misura quanto un titolo è più rischioso rispetto ad un altro. Ed è ovvio che un titolo di uno Stato privo di moneta è sempre ad alto rischio, dal momento che lo Stato non ha ability to pay. Se invece lo Stato possiede la propria moneta i tassi di interesse sono sempre bassi e la sua affidabilità è massima, perché i titoli di debito possono essere acquistati dallo Stato stesso, ovvero dalla sua banca centrale, emettendo moneta, la moneta di cui lo Stato è il proprietario-monopolista. E sempre usando la stessa moneta lo Stato non ha alcun problema né limite nel rimborsare gli acquirenti privati. E' esattamente ciò che faceva l'Italia prima dell'Euro, ciò che fanno ancora oggi la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, il Giappone, la Svezia, solo per citare alcuni paesi ricchi con moneta sovrana. Quando lo Stato ha la sovranità monetaria non è esposto ai giochi speculativi che hanno travolto la Grecia, il Portogallo, la Spagna, e che nel 2011 hanno colpito pesantemente anche l'Italia. In conclusione, i politici che vanno in tv a dire "attenti, potremmo pagare interessi astronomici" si devono semplicemente vergognare, e se invece sono in buona fede devono mettersi a studiare. E di brutto.
6) Bisogna tornare alla Lira per svalutarla e rendere i nostri prodotti più competitivi. Il 90% dei pochi fautori dell'abbandono dell'Euro considera questo come il motivo più valido per tornare alla sovranità monetaria. In parole povere il concetto è il seguente: tornare alla Lira e poi fare in modo che la Lira valga poco affinché le nostre aziende possano esportare più facilmente. Il che è un po' come dire: ti do una cura contro il cancro, ma da domani inizia a fumare tre pacchetti di sigarette al giorno. Questa gente non si rende conto che un'economia che punta tutto sulle esportazioni produce due effetti: a) calo dei consumi interni, perché se noi consumiamo tutto quello che le aziende producono non resta più nulla da esportare; b) crollo dei salari e flessibilità ultras sul mercato del lavoro [che poi è funzionale al punto a)], cioè tagli al costo del lavoro per vincere la battaglia dei prezzi contro gli agguerritissimi concorrenti stranieri, che peraltro oggi sono Cina, India, Brasile, ovvero paesi dove il costo del lavoro è 1/3, 1/4, 1/5 rispetto a quello dei paesi ricchi. Una roba folle. Questo sistema economico fatto di esportazioni selvagge, delocalizzazioni di aziende, dipendenza dagli investimenti stranieri è uno dei capisaldi del modello economico che ci sta spazzando via. Le esportazioni sono utili nella misura in cui servono a compensare, a pareggiare le necessarie importazioni, stop. Ancora oggi, l'80% della produzione degli Stati Uniti è assorbito dalla spesa degli americani, credo sia un esempio molto significativo per capire che bisogna stimolare i consumi interni, il lavoro, la produzione, la ricchezza nazionale.
Resta il fatto, ad ogni modo, che dei sei luoghi comuni sull'Euro descritti fin qui, quest'ultimo è probabilmente il meno grave e il meno ridicolo.
Per concludere è doveroso far notare che è sciocco illudersi che votando questo o quel candidato al Parlamento europeo si possano ottenere dei cambiamenti. Il Parlamento europeo, infatti, non ha potere legislativo, di conseguenza le maggioranze al suo interno contano meno di zero e non possono prendere alcuna iniziativa legislativa o costituzionale. Tutto il potere è in mano a una Commissione di funzionari non eletti. La convinzione che votare alle europee sia un dovere civico, nonché un atto importante per decidere le nostri sorti è il settimo luogo comune da smentire categoricamente. Del resto, risulterebbe fin troppo evidente che in Europa le elezioni sono solo una mera formalità se si conoscessero i veri scopi per cui è nata l'Eurozona: tutto fuorché una promessa di benessere e di democrazia.
Il blog aperto a tutte le idee orginali, alle opinioni coraggiose, alle riflessioni espresse senza peli sulla lingua
Castigat ridendo mores
Il vero scopo per cui è nata l'Eurozona
La moneta unica europea è un esperimento perfettamente riuscito. I suoi scopi: superare la democrazia e stroncare la piccola e media borghesia, il tutto scolpito in Trattati che hanno dato tutto il potere a una élite sovranazionale di nominati
Non
è un complotto ordito in una stanza buia, no. L’Eurozona è un esperimento fatto
alla luce del sole, anche se senza mai chiamare in causa direttamente il
popolo. Ad ogni modo, la sua forma e il modello socio-economico a cui si ispira
sono scritti a lettere di fuoco in Trattati sovranazionali scelleratamente
firmati da tutti i paesi membri. Ho avuto modo di parlarne già alcuni mesi fa,
qui mi limiterò a riassumere i veri obiettivi dei Trattati di Maastricht (1992)
e Lisbona (2007).
In
numerose occasioni ho scritto che l’Eurozona ha annientato l’unico vero modello
economico in grado di garantire il benessere comune. Ricapitolando
telegraficamente: lo Stato con moneta sovrana è il monopolista della moneta che
lui emette spendendo. Nel momento in cui crea la moneta effettuando la propria
spesa, lo Stato versa quella moneta nel contenitore dell'insieme dei cittadini, generando
direttamente o indirettamente TUTTI I REDDITI ESISTENTI: dei dipendenti pubblici e
privati, dei lavoratori autonomi, degli imprenditori, della classe politica, di
tutti. Attraverso le tasse preleva poi solo una parte di quel denaro, in modo
da creare un attivo nel contenitore, che per lo Stato è un debito.
Pertanto, il debito dello Stato corrisponde fino all’ultimo centesimo al nostro
attivo, alla nostra ricchezza, dunque non è un peccato mortale, anzi, è un processo
assolutamente necessario, poiché questo è l'unico modo affinché venga prodotta ricchezza nuova nel contenitore di cittadini-aziende, all'interno del quale nessuno può generare un attivo dal momento che il denaro passa semplicemente da una mano all'altra. Come logica conseguenza, è sbagliato pensare che le tasse
finanzino la spesa pubblica; infatti servono ad altro, come ho spiegato in
altri articoli del blog, ed è evidentemente impossibile che il processo parta dal basso, ovvero dal nostro contenitore. Noi non possiamo finanziare la spesa dello Stato, semplicemente perché la moneta non la creiamo noi, bensì lo Stato, il quale prima spende e solo dopo tassa, e, ribadisco, deve tassare meno di quanto ha speso, senza avere limiti di alcun tipo. Neanche il pericolo dell'inflazione può costituire un limite per la capacità di spesa dello Stato, semplicemente perché è un pericolo inesistente, soprattutto in un paese con un elevato potenziale produttivo, dal momento che quando lo Stato spende più di quanto preleva stimola la domanda di beni ma anche l'offerta, i consumi ma anche la produzione (se volete maggiori dettagli visitate il sito di Paolo
Barnard o quello della Mosler Economics).
L’Eurozona è invece il capovolgimento di quanto scritto sopra. Nell’Eurozona
nessuno Stato è proprietario della moneta Euro, la quale viene emessa dalla
Banca centrale europea e immessa nelle riserve dei mercati di capitali privati
da cui gli Stati la devono prendere in prestito e restituirla con gli
interessi. Non solo: il Trattato di Maastricht impone agli Stati firmatari di
contenere il deficit (debito annuale) entro un limite insignificante, che
peraltro include anche gli interessi sul debito accumulato prima della nascita
dell’Eurozona, il che di fatto obbliga gli Stati a produrre ogni anno un avanzo
di bilancio, dunque tagli alla spesa o aumento del prelievo fiscale, o entrambe le cose. Considerando ciò che ho scritto prima sul funzionamento degli
Stati a moneta sovrana, tutto ciò implica che lo Stato preleva dal nostro
contenitore più di quanto versa con la sua spesa. Il risultato è IMPOVERIMENTO ARITMETICO dell’economia. In definitiva, lo Stato non può assolutamente
indebitarsi, sia perché glielo vietano i Trattati, sia perché non possiede una
moneta.
Adesso
dovete capire questo: tale impianto assurdo non è frutto di un errore, ma di un
piano realizzato a beneficio esclusivo di grandi multinazionali, grandi
speculatori e di una élite aristocratica di tipo neofeudale. Queste élite
puntano a:
1)
imprigionare gli Stati in una camicia di
forza, perché, come scrive Paolo Barnard, “uno Stato senza portafoglio è
come un eunuco, anzi peggio, è come un padre senza reddito”. Le conseguenze sul potere d'intervento del governo e del parlamento eletti dal popolo sono ovvie: quel potere di fatto scompare, perché lo Stato deve SOTTOSTARE AI DIKTAT DEI MERCATI FINANZIARI E DEGLI INVESTITORI STRANIERI (“senza mettersi in contrasto, anche solo brevemente, con le loro
richieste”, cit. Marcello De Cecco, uno dei più grandi
economisti italiani viventi), VENDERE IL VENDIBILE (cioè privatizzazioni, naturalmente a
prezzi stracciati), compresi i servizi essenziali, quelli a cui non possiamo
rinunciare, come l’energia, l’acqua, i treni, le autostrade, la sanità, persino
le carceri e i cimiteri (le cosiddette “captive demand”, letteralmente
“richiesta prigioniera”);
2)
arricchirsi speculando sui debiti degli
Stati, perché uno Stato senza moneta non può indebitarsi, ma poiché tutti
gli Stati hanno un debito pregresso (che è stata la nostra ricchezza passata)
che devono ripagare, non possedendo una propria moneta, DIPENDONO TOTALMENTE DAI PRESTITI DEI MERCATI DI CAPITALI
PRIVATI (titoli di Stato), i quali hanno il coltello dalla parte del manico e
possono fissare gli interessi che vogliono dal momento che lo Stato non può
fare a meno dei loro soldi. E non dimentichiamo che quanto più lo Stato
persegue il pareggio di bilancio o l'avanzo di bilancio, più l’economia nazionale regredisce,
diminuiscono sempre più le entrate fiscali mentre aumentano le spese per gli
ammortizzatori sociali. Quindi nuovi debiti (inutili, poiché servono solo a
tappare la falle senza creare ricchezza) e sempre maggiore dipendenza dai
mercati finanziari;
3)
cancellare la piccola e media borghesia
e i suoi diritti, per tornare ad un sistema molto simile a quello FEUDALE,
CON UN’ARISTOCRAZIA CHE DETIENE TUTTE LE LEVE DEL POTERE POLITICO ED ECONOMICO
E UNA MASSA DI LAVORATORI SOTTOPAGATI (compresi quelli qualificati), quando non
addirittura sfruttati (si pensi agli immigrati), e di piccole aziende
schiacciate. È l’ovvia conseguenza di quanto scritto finora, ma non
dimentichiamo che questi neofeudali, per dare l’illusione di aiutare i popoli a
superare la crisi economica che loro stessi creano, intimano agli Stati di
aumentare la flessibilità del lavoro, ridurre i salari, licenziare i dipendenti
pubblici, tagliare i servizi e le pensioni, spacciando tutto questo per
“sacrifici necessari”. Lo Stato, come detto, non può opporsi più di tanto
perché ha le mani legate, mentre IL PARLAMENTO NON CONTA PIÙ NULLA, visto che i
Trattati scavalcano di fatto la Carta costituzionale, e le leggi della
Commissione Ue non eletta da nessuno sono superiori a quelle adottate dal
Parlamento nazionale. Il governo, dal canto suo, può limitarsi soltanto ad agire all'interno del nostro contenitore, spostando risorse da una categoria all'altra. I lavoratori, infine, finiscono per
accettare la riduzione dei salari e delle garanzie, perché “meglio quello
piuttosto che niente”. Lo scopo, in definitiva, è farci lavorare da kosovari,
ma in strutture moderne.
Tutto questo oggi si sta
concretizzando sotto i nostri occhi, ce l’abbiamo sulla soglia di casa. Non c’è
alcuna cospirazione segreta, è tutto pubblico e alla luce del sole. Finirà solo
se e quando il popolo deciderà di staccare la spina. Ma se questa dovesse
diventare la nostra dimensione abituale, se cioè dovessimo assuefarci a questo decadimento, le sofferenze finiranno ugualmente, nel senso che non ci faremo più caso, saremo
sfruttati e sereni, immemori del passato benessere e dei diritti perduti. A noi la scelta.
Eurozona: il mostro con cui le élite neofeudali cancelleranno democrazia e diritti. La storia e i nomi
Impedire agli Stati democratici di spendere per il bene comune e costringerli a sottostare a leggi sovranazionali emanate da persone non elette: così i grandi poteri stanno distruggendo la democrazia e la borghesia, creando una massa di sottopagati. Una storia di estrema cupidigia che Paolo Barnard riassume in questo articolo con fatti e nomi precisi
Continua da tre precedenti articoli: 1)Il debito pubblico non è un problema, anzi: è la nostra ricchezza; 2)Ecco perché gli evasori e la "casta" non sottraggono nemmeno un euro alla ricchezza nazionale; 3)Un sistema economico da disfare: a cominciare dal culto delle esportazioni.
Proseguiamo con il discorso avviato alcune settimane fa per comprendere come funziona l'economia finalizzata al benessere comune, e per capire come questa economia sia stata scientificamente smantellata. Ma da chi e con quali scopi? L'ultimo articolo della serie sarà dedicato proprio a queste risposte, e riporterà integralmente un articolo pubblicato da Paolo Barnard sul proprio sito, con cui il giornalista sintetizza quanto scritto nel libro "Il più grande crimine".
Abbiamo cercato fin qui di dimostrare che l'Eurozona non è altro che il più tragico e riuscito esperimento messo in atto per capovolgere la vera economia che aveva portato democrazia, diritti e benessere per un numero di persone mai visto prima. L'economia basata sull'assunto che lo Stato deve essere il proprietario e monopolista della moneta che tutti noi usiamo; lo Stato la emette (attraverso la sua spesa) versandola nel contenitore pubblico-privato di aziende-lavoratori-consumatori, e generando direttamente o indirettamente tutti i nostri redditi; ne preleva poi attraverso le tasse solo una parte, affinché il nostro contenitore registri un attivo. Il capovolgimento di questo sistema è invece l'Eurozona, dove la moneta non è emessa da alcuno Stato, bensì dalla Banca centrale europea, la quale la immette non nel nostro contenitore, ma nelle riserve dei mercati di capitali privati, da cui gli Stati la prendono in prestito dovendola poi restituire tutta con gli interessi. Conseguentemente sono obbligati a prelevare dal nostro contenitore tutto il denaro che vi hanno versato prima, lasciando a noi zero. Il risultato è impoverimento matematico, tagli alla spesa e ai servizi, tasse ammazza-economia, deflazione, disoccupazione, masse disposte a lavorare a qualsiasi condizione, Stati in balìa della speculazione e delle grandi multinazionali.
Veniamo quindi all'articolo di Barnard. E' una storia di estrema cupidigia che parte da molto lontano e che il giornalista riassume in questo articolo con fatti e nomi precisi. Buona lettura, e se trovate l'articolo troppo lungo potete leggerlo un po' alla volta, ne vale davvero la pena.
Tratto da paolobarnard.info, titolo originale: "Il Neofeudalesimo si chiama Eurozona. E' un mostro. Storia, nomi, fatti".
Continua da tre precedenti articoli: 1)Il debito pubblico non è un problema, anzi: è la nostra ricchezza; 2)Ecco perché gli evasori e la "casta" non sottraggono nemmeno un euro alla ricchezza nazionale; 3)Un sistema economico da disfare: a cominciare dal culto delle esportazioni.
Proseguiamo con il discorso avviato alcune settimane fa per comprendere come funziona l'economia finalizzata al benessere comune, e per capire come questa economia sia stata scientificamente smantellata. Ma da chi e con quali scopi? L'ultimo articolo della serie sarà dedicato proprio a queste risposte, e riporterà integralmente un articolo pubblicato da Paolo Barnard sul proprio sito, con cui il giornalista sintetizza quanto scritto nel libro "Il più grande crimine".
Abbiamo cercato fin qui di dimostrare che l'Eurozona non è altro che il più tragico e riuscito esperimento messo in atto per capovolgere la vera economia che aveva portato democrazia, diritti e benessere per un numero di persone mai visto prima. L'economia basata sull'assunto che lo Stato deve essere il proprietario e monopolista della moneta che tutti noi usiamo; lo Stato la emette (attraverso la sua spesa) versandola nel contenitore pubblico-privato di aziende-lavoratori-consumatori, e generando direttamente o indirettamente tutti i nostri redditi; ne preleva poi attraverso le tasse solo una parte, affinché il nostro contenitore registri un attivo. Il capovolgimento di questo sistema è invece l'Eurozona, dove la moneta non è emessa da alcuno Stato, bensì dalla Banca centrale europea, la quale la immette non nel nostro contenitore, ma nelle riserve dei mercati di capitali privati, da cui gli Stati la prendono in prestito dovendola poi restituire tutta con gli interessi. Conseguentemente sono obbligati a prelevare dal nostro contenitore tutto il denaro che vi hanno versato prima, lasciando a noi zero. Il risultato è impoverimento matematico, tagli alla spesa e ai servizi, tasse ammazza-economia, deflazione, disoccupazione, masse disposte a lavorare a qualsiasi condizione, Stati in balìa della speculazione e delle grandi multinazionali.
Veniamo quindi all'articolo di Barnard. E' una storia di estrema cupidigia che parte da molto lontano e che il giornalista riassume in questo articolo con fatti e nomi precisi. Buona lettura, e se trovate l'articolo troppo lungo potete leggerlo un po' alla volta, ne vale davvero la pena.
Tratto da paolobarnard.info, titolo originale: "Il Neofeudalesimo si chiama Eurozona. E' un mostro. Storia, nomi, fatti".
Il complotto. Una parola
trasformatasi in un’arma micidiale ai danni di chi studia, denuncia, e lotta
contro il Vero Potere. E’ usata da giornalisti soprattutto, quelli
che dalle pagine dei grandi quotidiani e dagli schermi Tv ammiccano sorrisetti
spregiativi quando quelli come me parlano di Unione Europea criminale, di
progetto Neoclassico e infine di NEOFEUDALESIMO.
Ci tacciano di essere dei fantasisti o pazzoidi che parlano di complotti,
sciocchezze… suvvia, siamo seri.
Io (e pochissimi altri)
denuncio cose che volano in effetti chilometri sopra la comprensione comune
della gente. Esse sono così distanti dal ‘ragionevole’, dal ‘plausibile’, che è
gioco facile, per coloro che sanno invece benissimo che quello che io denuncio è
vero, squalificarmi come complottista. E allora l’Olocausto?
Il massimo storico
dell’Olocausto mai esistito si chiamava Prof. Raul Hilberg. Il suo monumentale
volume “La Distruzione degli Ebrei d’Europa” racconta fra la tante cose
un fatto proprio ‘irragionevole’ e ‘non-plausibile’, una cosa che si direbbe
pazzesca. Ed è che nella civilissima Germania degli anni ’40 del XX secolo, la
macchina mostruosa dell’Olocausto si compose precisamente di due componenti:
A) di un’ideologia
divenuta fede – cioè che l’ebreo andava eliminato per la salvezza del
continente Europa;
B) e di una, si
faccia attenzione!, macchina burocratica di sterminio AUTOPROPAGATASI, cioè non comandata
dall’alto né pianificata dai vertici nazisti. Ovvero di un moto
perpetuo e autonomo che creava pezzi della macchina di sterminio man mano che
questo moto passava da una testa all’altra, da una burocrazia all’altra, da una
regione all’altra, da un’autorità locale all’altra, in Germania come in Polonia
ecc. Nessun decreto di Hitler con le parole “gassateli”, nessun comando
berlinese di ingegneri pianificatori dei campi di concentramento, nessuna
riunione del Terzo Reich dove ogni sei mesi si faceva il punto dello sterminio.
Ma, ripeto, un moto AUTOPROPAGATOSI da un’ideologia/fede e che ha finito col
ricomporsi SPONTANEAMENTE in un Olocausto gestito da migliaia di pezzetti
burocratici autonomi senza alcuna gestione centrale. Non so se vi è chiaro, ma
tutto questo ha dell’incredibile, eppure fu così, lo decreta il massimo storico
del Nazismo mai esistito. Ora…
… immaginate se
un’autorità della statura immensa come quella del prof. Raul Hilberg avesse
scritto di tutto ciò, previsto tutto ciò, negli anni dell’ascesa al potere di
Hitler. Ma è straovvio: lo avrebbero squalificato come un mentecatto delirante
e un complottista, probabilmente anche dagli stessi ebrei tedeschi.
Facile, come bere un bicchier d’acqua.
E qui arrivo al nostro
NEOFEUDALESIMO. Il mio lavoro di oggi, dopo il saggio Il Più Grande
Crimine 2011, sta svelando una pianificazione di quasi un secolo da parte
delle elite Tradizionaliste Neofeudali europee, cioè il
Vero Potere, per riprendersi il dominio perduto dall’Illuminismo in poi;
per, soprattutto, re-imporre alle “masse ignoranti” d’Europa un GIUSTO
ORDINE che ne avrebbe evitato, a loro parere, la degenerazione in un modello di
‘depravata democrazia all’americana’. Il GIUSTO ORDINE significava e significa
oggi per loro l’assoluto controllo di una elite non-eletta su centinaia di
milioni di cittadini europei sempre più impoveriti, e quindi resi servi
impotenti. E lo strumento che queste elite Neofeudali hanno usato per portare
al successo quella pianificazione è l’UNIONE MONETARIA EUROPEA, oggi chiamata Eurozona,
che infatti sta ottenendo la devastazione della democrazia e degli standard di
vita in tutta Europa, con crolli di quegli standard e dell’economia della
piccola-media borghesia di proporzioni indicibili. Ebbene, ricordate Hilberg:
facile per i tromboni servi del Vero Potere ridicolizzare me e le mie
autorevoli fonti accademiche come complottisti. Ma non lo siamo. Noi vi stiamo
raccontando il prossimo Olocausto, dove nei campi di sterminio è già oggi
finita la DEMOCRAZIA.
Elite
Tradizionaliste Neofeudali: da dove nascono? E cosa hanno fatto?
Per semplificare un
racconto immenso, parto dal New Deal di Franklin D. Roosevelt. Quando la
notizia di quella rivoluzione sociale ed economica americana giunse in Europa,
essa fu accolta dai discendenti delle famiglie dominanti e dai maggiori
capitani d’industria, i Tradizionalisti Neofeudali, con orrore.
Niente meno che orrore. Ma che stava facendo quel pazzo degenerato di
Roosevelt?, pensarono. Dio! Stava usando i soldi dello Stato per creare dei “falsi
diritti” per le “masse ignoranti”, per i disoccupati, e gli stava
migliorando lo standard di vita! Questo era anatema per Tradizionalisti
Neofeudali, per due motivi: lo Stato USA, poiché possessore di una moneta
sovrana, aveva in mano uno strumento di potere di fuoco infinito per far
avanzare proprio le spregevoli “masse ignoranti”, e questo poteva
contagiare anche gli Stati d’Europa. Andava evitato a tutti i costi; e una
volta che le “masse ignoranti” avessero ottenuto abbastanza diritti e
benessere, sarebbero divenute troppo potenti e avrebbero definitivamente
distrutto i VALORI DEL GIUSTO ORDINE SOCIALE perduto dopo il crollo dei
feudalesimi a favore della democrazia. Questi valori sono:
A) sottomissione delle “masse
ignoranti” alla superiore saggezza delle elite non-elette, che le governa
attraverso istituzioni SOVRANAZIONALI rette da tecnocrati fedeli ai Tradizionalisti
Neofeudali (vi dice già qualcosa….?).
B) una vita di
permanente povertà o scarsità delle “masse ignoranti” per non alzare
troppo la testa sopra il regno della Chiesa vaticana, fedele alleata della
restaurazione del GIUSTO ORDINE.
C) da quella scarsità
doveva venire paura e insicurezza continua delle “masse ignoranti” per
cementare tutto ciò. Un esempio concreto: essi pensarono che con “masse
ignoranti” rese benestanti ‘alla americana’ non sarebbe più stato possibile
spedire milioni di poveracci a crepare come maiali al macello nelle trincee di
una guerra Neofeudale (I Guerra Mondiale), o in avventure coloniali dello
stesso stampo, non sarebbe più stato possibile estrarre manodopera della gleba
per i loro conglomerati industriali.
Ora ecco chi erano i Tradizionalisti
Neofeudali. Il primo gruppo si riunì fra le due Grandi Guerre attorno al Comité
des Forges in Francia, finanziato dalla famiglia Wendel e dai
tedeschi Krupp, con interventi finanziari di non poco conto della Banca di
Francia. Erano politici principalmente, ma raccoglievano le idee di pensatori
noti, da Junger a Keyserling, Heidegger, Jouvenel, Perroux, Mounier, Celine,
naturalmente selezionandone le analisi più convenienti per il loro sogno di
restaurazione del GIUSTO ORDINE, e scartandone molte altre (ad eccezione di
Perroux che fu preso e copia-incollato da cima a fondo). Gli economisti di
riferimento erano i Neoclassici più noti allora: Walras,
Jevons, Menger. Questo primo drappello fu immediatamente ingrossato nelle
sue fila dai maggiori industriali nord europei (franco-tedeschi soprattutto, il
cosiddetto cartello dell’acciaio-carbone), dalle famiglie nobili, prima fra
tutte la famiglia tedesca dei Thurn Und Taxis e i belgi Davignon e Boel, i
Reali allora esistenti in Europa (esclusa la Gran Bretagna), e la miriade di
discendenti della casa Hohenstaufen (non posso qui elencare tutti questi
‘rentiers’ europei, ma sono migliaia di famiglie).
Se ne deduce che era
principalmente un ‘asse’ franco-tedesco, ed aveva un progetto ben preciso:
sottomettere a quasi servitù intere nazioni europee a cominciare da Italia,
Portogallo, Spagna, il Benelux, e anche gli scandinavi. L’Europa dell’est
neppure era presa in considerazione, la consideravano territorio coloniale come
l’Africa. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i Tradizionalisti
Neofeudali avevano due visioni nette: la prima era che la ‘democrazia
dei consumi’ d’oltreoceano avrebbe finito per corrompere quella società con i
valori ‘depravati’ del benessere minimo della gente, fino alla sua distruzione.
Infatti il capitalismo americano, per quanto infestato di imperfezioni, doveva
(e deve) mantenere in vita un minimo di spesa pubblica per evitare il collasso
totale dei consumi, che è contrario agli interessi delle Corporations, e quindi
doveva (e deve) mantenere le strutture democratiche di: governo sovrano,
Parlamento che decide la spesa (Congresso), e Banca Centrale che la finanzia
(FED). Tutti elementi, questi, che per i Tradizionalisti Neofeudali erano
bestemmie politiche allo stato puro che avrebbero affondato gli USA celebrando
la vittoria della loro Europa neofeudale; la seconda visione era che appunto
l’Europa non avrebbe mai dovuto diventare un modello americano di Stati Uniti
d’Europa con un governo centrale democraticamente eletto, un Tesoro comune e
Banca Centrale a garanzia dei debiti pubblici (vi dice già qualcosa…..?). Il
fatto è che in America nessun singolo Potere era, ed è mai riuscito badate
bene, come invece in Europa oggi proprio al culmine del sogno Neofeudale, a
impossessarsi di tutti e tre i poteri fondamentali delle elite: il potere
economico, quello politico e quello di manipolazione delle masse. I Tradizionalisti
Neofeudali invece lavorarono proprio per impossessarsi di
tutti e tre questi poteri, con un successo tragico oggi chiamato Unione
Europea/Eurozona.
Ora torniamo al loro
valore numero uno, sopradescritto come: A) sottomissione delle “masse
ignoranti” alla superiore saggezza delle elite non-elette, che le governa
attraverso istituzioni SOVRANAZIONALI rette da tecnocrati fedeli ai Tradizionalisti
Neofeudali. La domanda che si posero fu come ottenere una struttura
simile. La risposta che gli arrivò fu lampante: creare una UNIONE MONETARIA,
che privando gli Stati della loro moneta li distruggeva di fatto totalmente, e
li assoggettava ai gestori esterni, sovranazionali, di quella UNIONE. Uno
Stato senza portafoglio è un eunuco, anche meno di questo, è come un padre di
famiglia senza reddito, il cui Parlamento diventa una facciata di
cartapesta: democrazia MORTA. Di conseguenza le “masse ignoranti”
sarebbero andate allo sbando e crollate nella deflazione permanente del loro
standard di vita (vi dice già qualcosa….?), esattamente lo scopo dei Tradizionalisti
Neofeudali.
La sopraccitata risposta
gli fu servita da quattro uomini: Robert Schuman, lobbista dell’industria
pesante francese di acciaio e carbone, e un prediletto del Vaticano, uomo di
collegamento coi trust dell’acciao-carbone tedeschi; Jean Monnet, banchiere,
esperto di finanza, e uomo strategico perché in buoni rapporti con gli USA;
Walter Funk, presidente della Reichbank (1943); e Francois Perroux, economista,
il vero cervello dietro la moneta unica e il modello di Banca Centrale Europea
che poi sarebbe venuto, un filonazista puro (almeno fino a che non giudicò
Hitler troppo ‘soffice’), con cui lavorava un altro economista di pura
tradizione neofeudale, Jaques Rueff.
I Neofeudali di Francia
e Germania a quel tempo, e qui stiamo già parlando dei primi anni dopo il 1945,
capirono però che non potevano portare avanti un progetto di rottura così
violento coi valori americani, perché l’Europa ridotta a macerie era appesa
alla tetta di Washington disperatamente. Qui fu la furbizia di Monnet a fare il
trucco. Monnet semplicemente descrisse il micidiale progetto neofeudale della
UNIONE MONETARIA ai presidenti USA Truman e Eisenhower come un’unione europea
di nazioni retta da un governo di saggi in funzione anti Sovietica!
Un muro contro il ‘pericolo rosso’. Non solo, Monnet disse agli americani che
la Banca di Francia avrebbe continuato a finanziare la Germania dell’ovest,
visto che i Wendel erano di fatto i padroni della banca. Washington ci cascò, e
rimase totalmente inconsapevole della vera natura del progetto descritta sopra,
e del suo odio feroce per qualsiasi modello americano.
Prima di proseguire, va
spiegata una cosa di una importanza cruciale, ma veramente assoluta. Quando
parliamo di uomini del Vero Potere, tendiamo automaticamente a pensare a questi
vampiri che siedono su castelli stracolmi di oro, ricchezze, fortune immani, e
che fanno ciò che fanno a milioni di innocenti per pura arrogante avidità. No.
Fermi. Personaggi di questa matrice esistono certamente, ma sono più gli americani
a essere di quella pasta, come alcuni europei certo, ma NON i Tradizionalisti
Neofeudali. No, no e no. Essi, dovete capirlo, lavorarono, e oggi
lavorano, solo per due motivi:
A) Un senso di
investitura divina al DIRITTO di governare le “masse ignoranti”,
esattamente come i loro antenati in epoca feudale. Ma soprattutto…
B) Un senso del DOVERE,
cioè di dover fare quello che fanno, se no, essi sono convinti, il mondo del
GIUSTO ORDINE SOCIALE verrà travolto dalla depravazione di quel mostro
purulento chiamato democrazia, che per loro è la fonte della fine di ogni
valore, di ogni buon senso, la fonte della fine di tutto. Loro DEVONO salvarsi
e salvarci, a costo di ammassare montagne di cadaveri. Ricordate bene: un uomo
come l’attuale presidente del Consiglio Europeo, il super-Neofeudale Herman Von
Rompuy, o un uomo come Mario Monti, ne sono convinti fin nel midollo. Così
Juncker, Draghi, Issing, Barnier, Rehn, così era Padoa Schioppa e soci. Ecco
perché non mostrano un milligrammo di pietà umana per le sofferenze di milioni
di europei oggi (vedi Grecia). Essi pensano che essa è la giusta via del
SACRIFICIO per impedire a tutto il continente di sprofondare nella sparizione
finale dei loro ‘GIUSTI VALORI’. Lo Stato non dovrà MAI PIU’ garantire alle
masse i “falsi diritti” del welfare, della democrazia, del benessere in
crescita (non vi dice già qualcosa….?). In questo i Tradizionalisti
Neofeudali odierni derivano la loro ideologia non solo dai personaggi
sopraccitati, ma anche da Heidegger, Hitler, Goebbels, Funk e Schacht, tutti
autori di scritti e noti discorsi contro la ‘perversione’ del New Deal di
Roosevelt, cioè del modello di Stato interventista nel sociale, e a favore
invece della supremazia delle elite su Stati imbelli. Ma la derivano
soprattutto (Monti fra i primi) da colui che si contende il titolo di ‘Il
più sociopatico economista mai vissuto’ con Robert Malthus, cioè Friedrich
Von Hayek, della cosiddetta scuola austriaca, un vero razzista di proporzioni
epiche, l’uomo che scrisse di poter tollerare un minimo di Stato Sociale ma
solo “per impedire ai poveri di esasperarsi al punto da divenire un pericolo
fisico per le classi dominanti” (sic). E’ l’uomo che dopo il francese
Perroux si batté per impedire l’accesso delle “masse ignoranti”
all’istruzione pubblica, considerata pericolosa perché avrebbe fatto
comprendere alle masse l’economia.
Il salto del
Neofeudalesimo dei Tradizionalisti al Vero Potere Neofeudale del giorno d’oggi.
Non vi faccio perdere
tempo. La nascita dell’Unione Europea è roba stranota come tappe formali: Piano
Schuman 1949, la CECA nel 1951, il Trattato di Roma 1957, nel 1967 la Comunità
Europea (CE), nel 1979 eleggemmo il primo Parlamento Europeo, poi arriva il
1993 quando nasce l’Unione Europea col Trattato di Maastricht, che sancì una
serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio 2002 quella dell’Euro come
moneta unica per i suoi membri. La nostra Banca Centrale Europea di oggi è
stata modellata precisamente sulle indicazioni del tradizionalista neofeudale
Francois Perroux, che già allora scrisse quelli che oggi sono i comandamenti
della BCE: impedire agli Stati di spendere a deficit per il terrore
dell’inflazione; le crisi si curano con Austerità feroci, cioè tagli sociali e
super tasse; il Mercato Unico deve esser il Signore assoluto senza nessuna
interferenza degli Stati; la flessibilità del lavoro è un comandamento
imprescindibile. Questo scrisse il neofeudale Perroux nel 1943 (!), e
questo è oggi!
E sempre stando col
francese, ma anche con l’ultra neofeudale austriaco sopraccitato, Hayek, si
viene a sapere che l’idea di sottomettere le banche al potere delle elite
neofeudali – oggi in pieno svolgimento con l’Unione Bancaria UE (si legga
http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=834) – fu loro già 60 anni
fa.
Oggi, le idee tradizionaliste/neofeudali
degli anni ’30 di UNIONE MONETARIA, Banca Centrale e distruzione della spesa
pubblica degli Stati, hanno preso la forma della perversa struttura dell’Eurozona,
con l’UNIONE MONETARIA, la BCE, e le AUSTERITA’. Queste perfette
riproduzioni del vecchio progetto tradizionalista neofeudale hanno di fatto
spogliato totalmente gli Stati ex sovrani di ogni reale potere consegnandolo a
elite non-elette (Commissione UE), e ne hanno esautorato i Parlamenti con i
Trattati UE sovranazionali che sono superiori in autorità alle nostre leggi,
cioè il sogno neofeudale come detto più sopra. Ora notate però una cosa: il
progetto tradizionalista neofeudale ha tolto tutto allo Stato nazionale meno
una cosa: il potere di polizia fiscale, proprio per imporre a
milioni di esasperati cittadini gli orrori del ‘giusto sacrificio’ del GIUSTO
ORDINE neofeudale, che io ho battezzato coi nomi di Economicidio e Chemiotassazione.
Bene, anche questa idea risale al club di Perroux, Funk, Rueff e soci, altra
mostruosità neofeudale presente sulla soglia di casa di milioni di noi oggi.
Ma chi sono oggi i
portatori dell’oscena torcia Neofeudale nella UE? cioè: CHI SONO GLI UOMINI CHE
HANNO RACCOLTO L’EREDITA’ DEL PIANO TRADIZIONALISTA NEOFEUDALE DEGLI ANNI ’30,
E CHE LA STANNO PORTANDO ALLA VITTORIA CON LA DEVASTAZIONE DI TUTTE LE NOSTRE
EX DEMOCRAZIE, CON DISOCCUPAZIONE RECORD, PAURA SOCIALE, E DEFLAZIONE ECONOMICA
PERMANENTE AI MASSIMI LIVELLI DA 70 ANNI CREATE A TAVOLINO DALL’EUROZONA E
DAI SUOI TRATTATI?
Ne ho già nominati
alcuni, cioè Herman Von Rompuy, Mario Monti, Juncker, Draghi, Issing, Barnier,
Rehn, Barroso, così era Padoa Schioppa. Aggiungo alcuni altri colossi
neofeudali: Jaques Attali, Jaques Santer, lo fu Francois Mitterrand, Jean
Claude Trichet, poi Giuliano Amato, Romano Prodi, Theo Weigel, col codazzo di
centinaia di vassalli tecnocrati come gli italiani Marco Buti e Massimo Tononi.
Vi si aggiunge la corte di latifondisti, nobili e massoni ammorbati di Opus Dei
che si riuniscono attorno a Etienne Davignon e al famigerato club Bilderberg,
sempre potentissimi. Poi il micidiale Jaques Delors, l’uomo di devota
‘scuola Perroux’ che ha tenuto le massime redini d’Europa (Presidente
Commissione Europea, il vero potere UE) per tutti i 10 anni cruciali del
passaggio dalle democrazie degli anni ’70 agli Stati fantoccio del dopo
Maastricht/Eurozona. Poi non si dimentichino le correnti tedesche di
economia della Scuola di Berlino e di Bremen, con il cosiddetto
‘Ordo-Liberismo’ di Walter Eucken che ha spacciato a generazioni di gonzi
tedeschi il Neofeudalesimo come corrente sociale!
Ma qui c’è un altro
passaggio da capire, che è cruciale. L’avanzata del NEOFEUDALESIMO, cioè della
VERA ANIMA di tutto quello che a voi raccontano come Eurozona e Unione Europea
e che ci sta distruggendo come democrazie, si è servita di una specie di ‘ascensore’ per
arrivare invisibile nella stanze del potere. Hanno usato l’economia cosiddetta Neoclassica e
quella Neoliberista. Come detto, i Neofeudali hanno usato un’arma
principale per ottenere l’abbattimento del potere degli Stati di spendere per
la crescita del popolo e della democrazia: l’UNIONE MONETARIA, che, ripeto,
significa 1) bloccare la spesa pubblica 2) creare il terrore dei deficit 3)
imprigionare i governi entro spese pubbliche microscopiche 4) quindi
paralizzare il flusso di denaro nelle società, portando deflazione economica,
fallimenti a catena, disoccupazione alle stelle, paura e insicurezza di tutti
5) e consegnare noi cittadini/aziende nelle mani dei produttori ‘privati’ di
denaro, cioè le banche, visto che il produttore di denaro pubblico, lo Stato, è
stato castrato.
Bene, queste folli
regole erano per coincidenza anche il vangelo degli economisti prezzolati dal
Vero Potere che si organizzarono per distruggere, per letteralmente
polverizzare, tutta l’Economia Sociale nata dal pensiero di
Marx, di Keynes, della Robinson, di Kalecki, di Godley, quella cioè che
predicava l’esatto opposto: uno Stato DEVE SPENDERE PIU’ DI QUELLO CHE TASSA
PER FAR CRESCERE IL 99%, A SCAPITO DELL’1%. Questi economisti prezzolati dal
Vero Potere erano e sono appunto i Neoclassici e i Neoliberisti,
quelli che (parlando dell’Italia) oggi campeggiano alla Bocconi e sul Corriere
della Sera, cioè i Giavazzi, gli Alesina, i Boeri, i Mingardi, Stagnaro,
Boldrin, ecc. Ma soprattutto i loro ‘superiori’ internazionali come Von Mises,
Friedman, Brunner, Tsiang, Meltzer, Lucas, Reinhart e Rogoff, Mankiw ecc. La
cosa pietosa di sto drappello di venduti con crimini sociali sulla coscienza è
che non si sono mai resi conto di essere stati usati come ‘ascensori’ da
un potere ben più devastante, quello Neofeudale, che li disprezza persino,
considerandoli troppo morbidi nell’opera di annientamento delle “masse
ignoranti”, così come Perroux considerava Hitler troppo morbido. Ma i
Neofeudali li hanno e li stanno ancora usando. Il problema è che tantissimi
antagonisti del Vero Potere credono in buona fede che il nemico da combattere
in UE siano ste ‘puttane’ dell’economia Neoclassica e Neoliberista,
mentre no! NO!, il nemico ha un altro nome: NEOFEUDALESIMO. Ma naturalmente….
Barnard è un complottista… eh? cari miei economisti ‘di sinistra’ eteroignari
alla Brancaccio, Zezza o Bellofiore? Non avete ancora capito NIENTE del Vero
gioco, sciocchi.
Il grande
paradosso capitalistico.
Una domanda, sono certo,
vi ha già percorso la mente da un bel po’. Questa: ma le classi capitaliste
europee non la vedono la contraddizione fra la dottrina ormai dilagante del
Neofeudalesimo e i loro interessi? Non lo vedono che distruggere la ricchezza immessa
dallo Stato in cittadini/aziende (la spesa pubblica), che creare così
deflazione permanente, e che ridurre alla semi-povertà milioni di europei li
danneggia nei commerci di beni e servizi e quindi nei profitti?
La risposta a questa
domanda è sempre – come tutto è quando si parla di Vero Potere, e così come
nell’esempio iniziale dell’Olocausto – scioccante e incredibile. La semplifico.
Uno dei colossi dell’economia sociale, quella dell’INTERESSE PUBBLICO, e
naturalmente sepolto e dimenticato, era Michal Kalecki, polacco. Già lui negli
anni ’40 del XX secolo ci avvisava della miopia, MIOPIA, permanente e
irrimediabile della classe capitalista imprenditrice. Disse Kalecki che,
contrariamente a tutte le evidenza della scienza economica, gli imprenditori nascono,
crescono e muoiono con stampato nel loro cervello il Dogma secondo cui
un’azienda profitta se paga i lavoratori il meno possibile. E questo, già ai
tempi del geniale polacco, valeva per il gigante Krupp come per il salumaio di
quartiere. Oggi questa demenziale distorsione mentale esiste identica in tutta
la classe imprenditrice europea, dalla Fiat o Siemens, alle piccole medie
imprese, al bar.
Non è valso nulla che un
altro genio dell’economia sociale come John Maynard Keynes abbia dimostrato
all’infinito che il “Paradosso del Risparmio” è una rovina di tutto il
ciclo economico mondiale: se si pagano poco i lavoratori, se si risparmia e non
si spende, crolla il flusso di liquidità che è proprio quello che fa crescere
aziende ed economia, che permette gli investimenti e infine i profitti stessi.
E’ lampante no? Ma no. Non è valso a nulla che Marx nell’800 o che Godley pochi
decenni fa abbiano spiegato ai capitalisti i precisi meccanismi della creazione
del profitto, che richiede SEMPRE l’esistenza di categorie di salariati capaci di spendere bene a favore di altre categorie (e se possibile senza ricorrere al
debito con le banche), con, come fornitore di liquidità di ultima istanza lo
Stato. No. Niente. I capitalisti non lo capivano, e non lo capiscono ancora
oggi. Gli imprenditori colossi, ma anche quelli medi e piccoli, non la vogliono
capire. E allora ecco che si spiega perché il fanatismo dei Neoclassici
di ridurre tutti i salari a livelli di semi-povertà gli va a genio
perfettamente. E’ il trionfo del loro istinto idiota di dominare i
dipendenti credendo di trarne profitto. E’ il trionfo della cocciuta stupidità
dell’imprenditore che NON CAPISCE MAI, MAI NULLA DEI FONDAMENTALI DELLA
MACROECONOMIA KEYNESIANA, che invece farebbe la fortuna sua e dei suoi
dipendenti allo stesso tempo.
Pensate, in questo
contesto, al fenomeno delle mega-fusioni e acquisizioni industriali e bancarie.
Spiego: da diversi anni assistiamo a una corsa maniacale di Corporations e
banche ad acquistare rivali, o aziende minori, per creare questi colossi sempre
più immensi. Cito solo la tedesca Audi o la Deutsche Bank perché la Germania è
oggi lo Stato che più al mondo corre per gonfiare in modo mostruoso le
dimensioni delle proprie maggiori aziende; ma anche la nostra Unicredit, ENI o ENEL
tentano espansioni simili, e altri esempi sono infiniti. Il punto che hanno in
comune tutti questi operatori del mega capitale è sempre il medesimo: tagliare
i costi e i salari. Cosa stanno facendo questi sciagurati? Semplice:
obbediscono all’ordine Neofeudale secondo cui appunto l’immane concentrazione
del potere dei Signori deve ritornare agli splendori dei secoli IX o XII, con
servitù della gleba come manodopera sia di colletti bianchi che blu. E di nuovo
non comprendono che questo deprimerà proprio l’economia su cui vivono. No!
Comandare è più importante per loro, del resto sono ciechi.
E poi si faccia
attenzione: i Neofeudali sanno benissimo che una volte che una Corporation o
una banca divengono ipertroficamente colossali, è impossibile per qualsiasi
Stato lasciarle fallire quando l’economia che esse stesse hanno depresso, come
detto sopra, collassa, perché finirebbero per trascinarsi dietro mezzo mondo. E
allora gli Stati devono usare il denaro pubblico per salvarle, chinando la
testa come sguatteri. E perché la chinano? PERCHE’ NON POSSONO PIU’
USARE LA LEGGE DEI PARLAMENTI PER COMANDARE NELL’INTERESSE PUBBLICO, VISTO CHE
I NEOFEUDALI SONO OGGI I SOLI POSSESSORI DELLA LEGGE SOVANAZIONALE. Attenti
a questo passaggio, lo ripeto. Solo i Tecnocrati Neofeudali possono oggi
controllare questi colossi industriali e bancari, visto che sono loro, i
Neofeudali della Commissione Europea, della BCE o del Consiglio UE che
gestiscono l’arma finale di tutte le armi:
LA LEGGE, oggi da loro esclusivamente creata in
UE.
La disperazione di
un pubblico che non capisce. Cosa va fatto.
Una precisazione
importantissima per i lettori, che, mi perdonino, non riescono mai bene a
capire le ombre del Vero Potere e virano sempre verso un quadro di buoni contro
cattivi, chi vince chi perde. No, le cose nel mondo del Vero Potere,
specialmente nella sua versione Neofeudale, non stanno così.
La guerra è in corso,
non è vinta, i Neofeudali hanno indiscutibilmente ottenuto vittorie
agghiaccianti, le ho già descritte alla noia, ma ribadisco: basti pensare al
fatto che Camera e Senato oggi sono stati resi teatrino di campagna assieme
alla nostra Costituzione; basti pensare che l’Italia non ha mai visto un crollo
dei consumi come quello odierno dalla fine della II Guerra Mondiale (Istat),
con i giovani disoccupati italiani in numeri di livello africano. Io qui vi ho
raccontato dell’esistenza di questo mostro e di ciò a cui mira in futuro. Ma ci
sono forze antagoniste alla restaurazione finale del NEOFEUDALESIMO in Europa:
non sono certo gli attivisti, che non ci capiscono nulla e si rifiutano di
capire; non sono certo (perdonate, conato…) i sindacati. Sono alcune forze di
capitalismo europeo filo-USA; è una parte del mondo finanziario, quella più
vicina al sistema bancario ‘retail’, cioè piccole-medie banche; ma soprattutto
sono le colossali incognite del capitalismo russo e cinese, dell’asse che
stanno creando con l’idea di uno Yuan moneta di riserva internazionale
sostenuta dal gas/petrolio russo, cioè un rivoluzione economica sempre modellata
sugli Stati Uniti che potrebbe spazzare via da sola tutto il progetto
neofeudale in pochi anni.
Ma per ora i
Neofeudali sono qui, a Bruxelles e a Francoforte, e sono micidiali, hanno in
mano tutto il potere, TUTTO. E
qui arriva la mia disperazione: un pubblico che non capisce.
Lo avete capito che
tutto ciò che hanno creato i NEOFEUDALI in oltre 70 anni è all’origine della
più devastante crisi delle democrazie, dell’economia, dei posti di lavoro, del
futuro dei giovani, della tutela sociale dalla fine della II Guerra Mondiale?
Lo capite che l’urlo dell’operaio del Veneto, che la depressione della famiglia
laziale una volta benestante e oggi in crisi, che il collasso dei diritti alla
vita dignitosa alla salute alla prosperità di milioni di noi provengono tutti
dal progetto Neofeudale, OGGI VINCITORE? Lo avete capito che quel progetto ha
distrutto la spesa pubblica, la sovranità dei Parlamenti, e l’economia
dell’Interesse Pubblico, per restaurare il GIUSTO ORDINE del regno delle elite
sulle “masse ignoranti”? E si chiama Eurozona, UE dei tecnocrati.
Lo avete capito che un
fantoccio patetico come Renzi, immediatamente chiamato a obbedienza dalla
neofeudale Angela Merkel, conta come una cacca di piccione sul davanzale
d’Europa? Lo capite che i politici di Roma sono ridicoli figuranti impotenti e
grottescamente ignari di tutto il Vero Potere? Vi è chiaro che gli sbraiti di
un cretino di Genova neppure arrivano alla soglia di casa dell'autista di uno
come Herman Von Rompuy? Che neppure arrivano all’orecchio della camiciaia di
Barnier? Lo avete capito che il Vero Potere va studiato e che dobbiamo
contrapporgli una guerra totale combattuta da uomini e donne con pedigree
d’acciaio, con una preparazione che spacca un capello con uno sguardo? Che va
combattuto da chi ha la seguente idea chiara, limpida e scolpita nell’acciaio
della propria determinazione a liberarsi:
I NEOFEUDALI CI HANNO
SOTTOMESSI, DEPREDATI DI DEMOCRAZIA E DIRITTI, CI HANNO SCHIAVIZZATI USANDO
CODICI DI LEGALITA’ DA LORO RESI ‘PLAUSIBILI’, QUANDO INVECE ERANO
‘INIMMAGINABILI’, E CI RISERVANO UN FUTURO DA SERVITU’ DELLA GLEBA NEL
TERZO MILLENNIO.
ORA NOI DOBBIAMO
RIPRENDERCI 250 ANNI DI CODICI DI VERA LEGALITA’, QUELLA CHE HA
PRODOTTO LE PIU’ AVANZATE COSTITUZIONI DEL MONDO PER L’INTERESSE PUBBLICO, E
SBATTERGLIELA IN FACCIA, CON IL POTERE RESTITUITO AGLI STATI SOVRANI E AI
PARLAMENTI DI FERMARLI E DI ARRESTARLI, DI PROCESSARLI PER I LORO IMMANI
CRIMINI, E DI FARLI SPARIRE.
Questo dobbiamo fare.
Significa: l’uscita dell’Italia dall’Eurozona neofeudale, il ripristino della
nostra SOVRANITA’ MONETARIA E PARLAMENTARE, e l’applicazione in Italia della
migliore economia dell’Interesse Pubblico mai esistita: la Mosler
Economics MMT. Leggete il Programma di Salvezza Economica per il Paese. Ma significa soprattutto
un’altra cosa, caro lettore, cara lettrice: che tu, come me, ritrovi il CORAGGIO,
il coraggio di ribellarti, ora che sai cosa ti stanno facendo. Caro lettore,
cara lettrice, senza coraggio siete morti, e saranno morti i vostri figli, e se
non avrete coraggio ve lo meritate.
(p.s. buone elezioni
europee… come andare a investire in un pollaio di Vicenza credendo di
influenzare la Borsa di New York.)
* si ringraziano i
contributi di: primo fra tutti Alain Parguez, poi Ferguson, Lacroix-Riz, Tooze,
Bruneteau, Bliek, Piettre, Lhomme, Sartre, Herman, Chomsky, Zoccarato.
PAOLO BARNARD
IMI: la storia sepolta dei "dimenticati di Stato"
Lasciati in balìa dei tedeschi dopo l'8 settembre '43, 700 mila soldati italiani si rifiutarono di combattere per la Germania immolandosi per il bene della patria. Furono deportati nei lager dove ne morirono 50mila, ma alle famiglie non fu detto neanche dove erano seppelliti: perché?
Quando Roberto Zamboni, vent'anni fa, indagando nei documenti degli archivi di Stato alla ricerca dello zio scomparso, iniziò a rinvenire i loro nomi con i cimiteri in cui erano stati inumati, rimosse il coperchio su una storia sepolta da decenni di oblio: la storia di oltre 700 mila "IMI", gli internati militari italiani, 50 mila dei quali morti nei campi di concentramento nazisti senza che i familiari avessero almeno una lapide su cui piangerli. Eppure i loro corpi avevano ricevuto una degna sepoltura in numerosi cimiteri militari della Germania, dell'Austria e della Polonia. Ma perché, allora, a genitori, mogli, fratelli non fu detto nulla?
Quando l'8 settembre del 1943 fu reso noto l'armistizio che il maresciallo Badoglio aveva firmato con gli Alleati cinque giorni prima, in Italia scoppiò il caos, soprattutto nelle file delle nostre truppe. Mentre il re e Badoglio si davano alla fuga rifugiandosi nel Sud ormai conquistato dagli anglo-americani (che erano sbarcati in Sicilia il 10 luglio provocando il crollo del regime fascista e la caduta di Mussolini, avvenuta il 25 dello stesso mese), i soldati italiani furono lasciati letteralmente allo sbando, senza ordini, senza essere chiamati alle armi contro l'invasore tedesco che nel frattempo aveva preso in mano la situazione nel Centro-Nord. Coloro che non riuscirono a fuggire al Sud rimasero alla mercé dei nazisti e furono messi di fronte ad una scelta: combattere per la Repubblica di Salò e per i tedeschi o rifiutarsi per poi essere deportati e imprigionati.
Le cifre ufficiali parlano di oltre 1 milione di militari italiani disarmati e catturati, 400 mila dei quali nelle isole greche. Solo 94 mila accettarono di combattere per i tedeschi, mentre furono 700 mila quelli che in seguito al rifiuto furono deportati in vari campi di lavoro forzato della Germania, della Polonia e dell'Austria, dove, in quanto "traditori", furono arruolati fittiziamente come lavoratori civili, in modo che non fossero loro riconosciute le forme di tutela previste dalla Convenzione di Ginevra nonché le cure della Croce Rossa. Dopo gli ebrei e le altre minoranze etniche che il nazismo perseguitò per motivi ideologici, gli Imi furono quelli che subirono il trattamento peggiore. Gli aneddoti raccontati dai superstiti fanno venire la pelle d'oca, così come alcuni episodi avvenuti nelle ex colonie (si pensi a Cefalonia o alle navi italiane affondate dai tedeschi nell'Egeo e il cui equipaggio finì in pasto agli squali).
Sorprende non poco il fatto che il sacrificio di questi soldati sia stato assai trascurato, per non dire dimenticato, dalla Storia che si studia sui libri di scuola. Già, perché con il loro rifiuto essi si immolarono letteralmente per il bene dell'Italia. Avrebbero potuto dire "sì", e con 700 mila soldati in più nelle file dei nazifascisti sarebbe stato molto più difficile, per non dire impossibile, per gli Alleati, liberare la penisola. Avrebbero potuto dire "sì" per salvare la pelle, e invece dissero "no". Ciò nonostante, nessun merito è stato loro riconosciuto per decenni, anzi, i superstiti hanno vissuto quasi con vergogna la loro condizione di sopravvissuti, perseguitati addirittura dal sospetto di essere dei disertori. Vessati e umiliati dai nazisti, dai fascisti (che si accanivano in modo particolare con questi ex commilitoni) e poi anche nel dopoguerra da molti connazionali. Loro che si erano arruolati per combattere con scarse motivazioni in una guerra in cui non credevano, al fianco di un alleato che detestavano, per poi sentir dire che i soldati italiani non sono dei veri soldati, sono dei fifoni, delle banderuole. Il danno e la beffa.
Ma è un altro l'aspetto più sconcertante di questa storia. Il destino più atroce toccò infatti agli Imi che nei lager persero la vita, circa 50 mila. Di questi padri, mariti, fratelli si perse non solo il ricordo pubblico, ma anche i familiari non ebbero più loro notizie, non seppero dove e come erano morti, se e dove erano stati seppelliti. Con una legge del 1951 lo Stato vietò il rimpatrio delle salme degli Imi caduti nei campi di concentramento, così come di quelle dei civili. Ma il peggio è che i familiari non ricevettero alcuna comunicazione circa il luogo della loro sepoltura. Gran parte di loro risultava come "disperso". Solo di recente, un artigiano veronese, Roberto Zamboni, è riuscito a fare luce sulla vicenda. Indagando, nel 1994, sul destino di un suo zio, scoprì che era sepolto da cinquant'anni in un cimitero militare della Germania. Da quel momento diede inizio ad un lungo e tenace lavoro di "scavo" negli archivi di Stato, riuscendo a individuare dove si trovavano le tombe di quasi 20 mila militari, con il luogo e la data del decesso. Negli ultimi anni alcuni di loro sono stati anche riportati a casa dai figli o dai nipoti, mentre la missione di Zamboni continua anche grazie al sito da lui aperto col nome alquanto significativo di "dimenticati di Stato".
Lui stesso ammette di non riuscire a capire i veri motivi di questo "occultamento" operato dallo Stato. Personalmente, invece, ritengo che la situazione sia abbastanza chiara. Sarebbe stato difficile per i governi post-bellici giustificare la morte nei campi di concentramento di questi soldati che di fatto furono abbandonati da coloro che presero in mano le redini della nazione dopo la caduta di Mussolini, ovvero la monarchia, Badoglio, gli stessi movimenti politici nascenti che avrebbero dato vita ai partiti repubblicani. Arruolati dal regime per combattere la "guerra parallela", dopo la caduta del duce e l'arrivo degli anglo-americani questi soldati furono lasciati in balìa del nemico per una precisa scelta strategica (a mio avviso codarda e sbagliata) di concentrare le forze in quel terzo di paese occupato dagli Alleati. Non che le stragi di partigiani e di civili siano state meno dolorose, ma almeno sono state ricordate e giustamente tramandate. E resta il fatto che i nuovi responsabili di governo (o almeno quelli che erano dalla parte giusta) lasciarono un esercito allo sbando. I familiari l'avrebbero giudicata come una colpa grave.
C'è poi un'ulteriore chiave di lettura per questa scelta dello Stato. Questi soldati erano vittime della follia nazista e quasi tutte le loro tombe si trovavano proprio in Germania. Perciò lo Stato considerò rischioso, dal punto di vista politico, comunicare alle famiglie ciò che era successo ai loro uomini partiti per la guerra e mai tornati. Era il momento della pacificazione, era il momento di dimenticare. Con buona pace di chi avrebbe voluto almeno una lapide su cui piangere il figlio morto per la patria.
POST SCRIPTUM Pubblico qui una lettera scritta dal nipote di un Imi, dal titolo "8 settembre 1943: l'armistizio, agli italiani e in particolare ai soldati, è convenuto veramente?". Sono parole toccanti che fanno riflettere. (Per leggerla basta cliccare sull'immagine e poi ingrandirla. Nel caso non si riuscisse a ingrandirla online, si consiglia di scaricarla sul proprio pc.)
Quando l'8 settembre del 1943 fu reso noto l'armistizio che il maresciallo Badoglio aveva firmato con gli Alleati cinque giorni prima, in Italia scoppiò il caos, soprattutto nelle file delle nostre truppe. Mentre il re e Badoglio si davano alla fuga rifugiandosi nel Sud ormai conquistato dagli anglo-americani (che erano sbarcati in Sicilia il 10 luglio provocando il crollo del regime fascista e la caduta di Mussolini, avvenuta il 25 dello stesso mese), i soldati italiani furono lasciati letteralmente allo sbando, senza ordini, senza essere chiamati alle armi contro l'invasore tedesco che nel frattempo aveva preso in mano la situazione nel Centro-Nord. Coloro che non riuscirono a fuggire al Sud rimasero alla mercé dei nazisti e furono messi di fronte ad una scelta: combattere per la Repubblica di Salò e per i tedeschi o rifiutarsi per poi essere deportati e imprigionati.
Le cifre ufficiali parlano di oltre 1 milione di militari italiani disarmati e catturati, 400 mila dei quali nelle isole greche. Solo 94 mila accettarono di combattere per i tedeschi, mentre furono 700 mila quelli che in seguito al rifiuto furono deportati in vari campi di lavoro forzato della Germania, della Polonia e dell'Austria, dove, in quanto "traditori", furono arruolati fittiziamente come lavoratori civili, in modo che non fossero loro riconosciute le forme di tutela previste dalla Convenzione di Ginevra nonché le cure della Croce Rossa. Dopo gli ebrei e le altre minoranze etniche che il nazismo perseguitò per motivi ideologici, gli Imi furono quelli che subirono il trattamento peggiore. Gli aneddoti raccontati dai superstiti fanno venire la pelle d'oca, così come alcuni episodi avvenuti nelle ex colonie (si pensi a Cefalonia o alle navi italiane affondate dai tedeschi nell'Egeo e il cui equipaggio finì in pasto agli squali).
Sorprende non poco il fatto che il sacrificio di questi soldati sia stato assai trascurato, per non dire dimenticato, dalla Storia che si studia sui libri di scuola. Già, perché con il loro rifiuto essi si immolarono letteralmente per il bene dell'Italia. Avrebbero potuto dire "sì", e con 700 mila soldati in più nelle file dei nazifascisti sarebbe stato molto più difficile, per non dire impossibile, per gli Alleati, liberare la penisola. Avrebbero potuto dire "sì" per salvare la pelle, e invece dissero "no". Ciò nonostante, nessun merito è stato loro riconosciuto per decenni, anzi, i superstiti hanno vissuto quasi con vergogna la loro condizione di sopravvissuti, perseguitati addirittura dal sospetto di essere dei disertori. Vessati e umiliati dai nazisti, dai fascisti (che si accanivano in modo particolare con questi ex commilitoni) e poi anche nel dopoguerra da molti connazionali. Loro che si erano arruolati per combattere con scarse motivazioni in una guerra in cui non credevano, al fianco di un alleato che detestavano, per poi sentir dire che i soldati italiani non sono dei veri soldati, sono dei fifoni, delle banderuole. Il danno e la beffa.
Ma è un altro l'aspetto più sconcertante di questa storia. Il destino più atroce toccò infatti agli Imi che nei lager persero la vita, circa 50 mila. Di questi padri, mariti, fratelli si perse non solo il ricordo pubblico, ma anche i familiari non ebbero più loro notizie, non seppero dove e come erano morti, se e dove erano stati seppelliti. Con una legge del 1951 lo Stato vietò il rimpatrio delle salme degli Imi caduti nei campi di concentramento, così come di quelle dei civili. Ma il peggio è che i familiari non ricevettero alcuna comunicazione circa il luogo della loro sepoltura. Gran parte di loro risultava come "disperso". Solo di recente, un artigiano veronese, Roberto Zamboni, è riuscito a fare luce sulla vicenda. Indagando, nel 1994, sul destino di un suo zio, scoprì che era sepolto da cinquant'anni in un cimitero militare della Germania. Da quel momento diede inizio ad un lungo e tenace lavoro di "scavo" negli archivi di Stato, riuscendo a individuare dove si trovavano le tombe di quasi 20 mila militari, con il luogo e la data del decesso. Negli ultimi anni alcuni di loro sono stati anche riportati a casa dai figli o dai nipoti, mentre la missione di Zamboni continua anche grazie al sito da lui aperto col nome alquanto significativo di "dimenticati di Stato".
Lui stesso ammette di non riuscire a capire i veri motivi di questo "occultamento" operato dallo Stato. Personalmente, invece, ritengo che la situazione sia abbastanza chiara. Sarebbe stato difficile per i governi post-bellici giustificare la morte nei campi di concentramento di questi soldati che di fatto furono abbandonati da coloro che presero in mano le redini della nazione dopo la caduta di Mussolini, ovvero la monarchia, Badoglio, gli stessi movimenti politici nascenti che avrebbero dato vita ai partiti repubblicani. Arruolati dal regime per combattere la "guerra parallela", dopo la caduta del duce e l'arrivo degli anglo-americani questi soldati furono lasciati in balìa del nemico per una precisa scelta strategica (a mio avviso codarda e sbagliata) di concentrare le forze in quel terzo di paese occupato dagli Alleati. Non che le stragi di partigiani e di civili siano state meno dolorose, ma almeno sono state ricordate e giustamente tramandate. E resta il fatto che i nuovi responsabili di governo (o almeno quelli che erano dalla parte giusta) lasciarono un esercito allo sbando. I familiari l'avrebbero giudicata come una colpa grave.
C'è poi un'ulteriore chiave di lettura per questa scelta dello Stato. Questi soldati erano vittime della follia nazista e quasi tutte le loro tombe si trovavano proprio in Germania. Perciò lo Stato considerò rischioso, dal punto di vista politico, comunicare alle famiglie ciò che era successo ai loro uomini partiti per la guerra e mai tornati. Era il momento della pacificazione, era il momento di dimenticare. Con buona pace di chi avrebbe voluto almeno una lapide su cui piangere il figlio morto per la patria.
POST SCRIPTUM Pubblico qui una lettera scritta dal nipote di un Imi, dal titolo "8 settembre 1943: l'armistizio, agli italiani e in particolare ai soldati, è convenuto veramente?". Sono parole toccanti che fanno riflettere. (Per leggerla basta cliccare sull'immagine e poi ingrandirla. Nel caso non si riuscisse a ingrandirla online, si consiglia di scaricarla sul proprio pc.)
Economia ed Europa: gli italiani apatici che si lasciano sodomizzare
Alla spaventosa situazione socio-economica gli italiani sanno opporre solo reazioni velleitarie, come l'invidia per la ricchezza altrui o la rabbia contro la "casta". Inerti e indolenti, si rifiutano di capire l'economia e chiunque può facilmente abbindolarli
Sodomizzati e contenti, sono gli italiani (ma anche i greci, i francesi, gli spagnoli) del nostro tempo. Che vivano nella prosperità o nell'indigenza, che abbiano un lavoro remunerativo o che siano disoccupati, con un futuro garantito o privi di qualsiasi prospettiva, i nostri connazionali, mediamente, denotano più o meno tutti un'apatia e un'indolenza preoccupanti in relazione a ciò che accade attorno a loro. Non vorrei esagerare, ma non vado lontano dal vero dicendo che gli italiani suonano la lira mentre Roma brucia.
Alla spaventosa situazione socio-economica sappiamo opporre solo reazioni velleitarie, come l'invidia per la ricchezza altrui o la rabbia contro la "casta". Inerti e ignoranti, ci rifiutiamo di capire l'economia e chiunque può facilmente abbindolarci. Le élite ci hanno abilmente e pazientemente indottrinati a ragionare di economia in modo esclusivamente microeconomico e a nulla valgono gli sforzi di qualche intellettuale e giornalista di buona volontà nel tentativo di farci capire che l'economia non si riduce al solo contenitore pubblico-privato di aziende-lavoratori-consumatori, all'interno del quale nessuno può produrre ricchezza al netto poiché la ricchezza circola in tondo. Esiste anche il settore governativo, ossia lo Stato, di fatto l'unico soggetto abilitato ad azionare la leva che fa fluire denaro nel nostro contenitore. Quando lo Stato spende con la propria moneta, immette denaro nel nostro contenitore, generando la moneta che tutti noi usiamo e quindi, direttamente o indirettamente, TUTTI I REDDITI ESISTENTI; quando invece tassa, al contrario, preleva lo stesso denaro dal nostro contenitore. Se tassa esattamente quanto spende (cioè fa il PAREGGIO) a noi resta zero. Se invece tassa meno di quanto spende (cioè fa un DEBITO), il contenitore di aziende-lavoratori-consumatori registra un attivo, aritmeticamente. In un mondo normale, quello per esempio di tutti gli Stati del pianeta eccetto i 17 dell'Eurozona, l'economia funziona in questo modo. Nel mondo folle dell'Eurozona, purtroppo, questo meccanismo non può essere messo in atto, per due motivi: 1) nessuno Stato dell'Eurozona possiede l'Euro, il quale viene emesso dalla Bce e immesso direttamente nelle riserve dei mercati di capitali privati, da cui gli Stati lo devono prendere in prestito e restituirlo con tutti gli interessi; 2) conseguentemente a quanto scritto nel punto 1), gli Stati evitano di indebitarsi (e quindi di creare attivo nel nostro contenitore), anzi, per non correre il rischio si sono autoimposti un limite di debito annuo (deficit) che corrisponde al 3% del Pil (somma dei redditi lordi di tutti i cittadini); tale limite, peraltro, include anche gli interessi che gli Stati pagano sul debito pregresso (togliendo quella somma, quindi, gli Stati sono di fatto obbligati a produrre ogni anno un avanzo, quello che per esempio fa ininterrottamente lo Stato italiano dal 1992).
Tutta questa bella impalcatura è giustificata dal fatto che secondo gli inventori di questo sistema assurdo il debito dello Stato è un male, mentre noi qui abbiamo visto che invece è l'unico fattore di ricchezza, l'unica fonte di attivo per il contenitore non governativo, aziende-lavoratori-consumatori. Naturalmente, per coprire il debito lo Stato deve essere il proprietario-monopolista della moneta: prima lo Stato la spende generando i nostri redditi, e solo dopo ne preleva una parte (non il contrario, come tutti noi pensiamo). No moneta sovrana? Cambia tutto: lo Stato deve incassare esattamente quanto spende e di conseguenza è costretto al pareggio (e se ha un debito accumulato, deve fare addirittura l'avanzo).
Non mi dilungherò oltre sulla questione, anche perché ho i calli alle mani a furia di scrivere sempre le stesse cose (chi ne ha voglia può leggere gli altri articoli del blog, specie quelli più recenti). Questo excursus economico serve solo a dimostrare quello che il 90 per cento degli italiani non sa e si rifiuta di sapere.
Gli italiani, infatti, riducono l'economia al solo contenitore non governativo (in cui, fate attenzione, ci sono anche gli stipendi della classe politica), dove la ricchezza circola da un soggetto all'altro senza che nessuno possa crearne di nuova. E' una modalità di analisi economica piuttosto ingenua, che produce, in definitiva, due tipi di reazioni: quella, diciamo più "di sinistra", improntata all'invidia sociale, cioè all'ostilità contro chi possiede di più, peggio ancora se quell'arricchimento è avvenuto in modo poco trasparente. E quella, più di destra, caratterizzata dalla rabbia contro chi gestisce la cosa pubblica, considerata a sua volta fonte di redditi (diretti o indiretti) non meritati, sproporzionati rispetto all'effettivo lavoro svolto, quando non addirittura regalati. Dietro a entrambi i ragionamenti c'è l'incapacità di capire che si tratta di una lotta che avviene all'interno dello stesso contenitore. Il punto cruciale da comprendere riguarda il ruolo dello Stato, il quale ha due compiti: regolare l'equilibrio all'interno del nostro contenitore (possibilmente perseguendo l'obiettivo della giustizia sociale), ma anche immettervi più denaro di quanto ne preleva. E in questo lo Stato non deve avere limiti di alcun tipo.
Ci sono delle attenuanti in merito a questa nostra incapacità di pensare in modo macroeconomico. Siamo stati abituati a farlo, e nessuno, tra gli organi di informazione e la classe politica, cerca di invertire la tendenza. Il recente tweet della Moretti è esemplificativo in questo senso. Nel 2014 c'è ancora gente che va in giro a dire che un'uscita dall'Euro provocherebbe una pesante svalutazione della nostra eventuale, nuova moneta e un proporzionale aumento del debito. Non solo il debito non costituisce alcun tipo di problema per uno Stato che possiede la propria moneta sovrana, ma anche il fantasma della svalutazione è una castroneria olimpionica. Un'Italia che decidesse di tornare alla propria moneta, anzi, potrebbe ritrovarsi a dover gestire il problema opposto per via della corsa ad acquistare Lire in cambio di Euro, che tutti noi, volenti o nolenti, saremmo costretti a fare (anche gli operatori stranieri ovviamente). Sarebbe l'Euro, semmai, a svalutarsi, anche a causa dell'inevitabile perdita di credibilità conseguente all'uscita di uno Stato membro. Ma questo è solo uno degli spauracchi che, consapevolmente o meno, vengono agitati da chi detiene le leve dell'opinione pubblica. Da questo punto di vista siamo messi malissimo. Tra chi aborre l'idea di abbandonare l'Eurozona (Pd e Forza Italia), chi ne propugna l'uscita a giorni alterni (M5S) e chi vorrebbe uscirne ma per i motivi sbagliati (ancora M5S e Lega Nord, quest'ultima vorrebbe tornare alla Lira per svalutarla e favorire le esportazioni, il che è un po' come dire: ti do una cura contro il cancro e contemporaneamente inizi a fumare tre pacchetti di sigarette al giorno). Il grado di consapevolezza dei politici italiani riguardo a ciò che fanno e dicono sul tema-Euro, ma anche in relazione a ciò che hanno fatto nel momento in cui ci siamo entrati, è per me, devo ammetterlo, un vero rompicapo che mi fa ammattire. La logica mi porta a ipotizzare che si dividano tra ignoranti in buona fede (sostanzialmente al séguito) e altri che sono complici di questo sistema dall'appoggio del quale deriva l'unica loro fonte di legittimazione e di potere.
Infine ci sono gli organi di informazione, idem come sopra. Dai giornali cartacei alle loro edizioni on line, dai talk show ai tg televisivi, è tutto un continuo seminare di ignoranza economica nel popolo. Anche qui, il grado di consapevolezza è alquanto indecifrabile, lascio a voi il giudizio. Personalmente, sarei favorevole all'accensione di un immenso falò di giornali (un po' come i "roghi della vanità" di Savonarola) in cui bruciare simbolicamente tutta o quasi l'informazione italiana. In effetti sono veramente in pochissimi a salvarsi.
Per concludere, mi scuso, cari lettori, se vi ho annoiato con queste farneticazioni sul disastro che tutti noi stiamo vivendo. Ora, benestanti o indigenti, occupati o disoccupati, possiamo prepararci a quello che veramente ci interessa, l'happy hour o la partita, per poi guardare con rassegnato fatalismo le mirabolanti inchieste dei tg sugli indecenti sprechi della "casta", nonché i dibattiti in vista delle importantissime elezioni dell'importantissimo Parlamento europeo, l'unico parlamento della Storia che non ha potere legislativo, bensì solo consultivo. E ricordate, "è tutta colpa degli evasori fiscali e della casta!".
Alla spaventosa situazione socio-economica sappiamo opporre solo reazioni velleitarie, come l'invidia per la ricchezza altrui o la rabbia contro la "casta". Inerti e ignoranti, ci rifiutiamo di capire l'economia e chiunque può facilmente abbindolarci. Le élite ci hanno abilmente e pazientemente indottrinati a ragionare di economia in modo esclusivamente microeconomico e a nulla valgono gli sforzi di qualche intellettuale e giornalista di buona volontà nel tentativo di farci capire che l'economia non si riduce al solo contenitore pubblico-privato di aziende-lavoratori-consumatori, all'interno del quale nessuno può produrre ricchezza al netto poiché la ricchezza circola in tondo. Esiste anche il settore governativo, ossia lo Stato, di fatto l'unico soggetto abilitato ad azionare la leva che fa fluire denaro nel nostro contenitore. Quando lo Stato spende con la propria moneta, immette denaro nel nostro contenitore, generando la moneta che tutti noi usiamo e quindi, direttamente o indirettamente, TUTTI I REDDITI ESISTENTI; quando invece tassa, al contrario, preleva lo stesso denaro dal nostro contenitore. Se tassa esattamente quanto spende (cioè fa il PAREGGIO) a noi resta zero. Se invece tassa meno di quanto spende (cioè fa un DEBITO), il contenitore di aziende-lavoratori-consumatori registra un attivo, aritmeticamente. In un mondo normale, quello per esempio di tutti gli Stati del pianeta eccetto i 17 dell'Eurozona, l'economia funziona in questo modo. Nel mondo folle dell'Eurozona, purtroppo, questo meccanismo non può essere messo in atto, per due motivi: 1) nessuno Stato dell'Eurozona possiede l'Euro, il quale viene emesso dalla Bce e immesso direttamente nelle riserve dei mercati di capitali privati, da cui gli Stati lo devono prendere in prestito e restituirlo con tutti gli interessi; 2) conseguentemente a quanto scritto nel punto 1), gli Stati evitano di indebitarsi (e quindi di creare attivo nel nostro contenitore), anzi, per non correre il rischio si sono autoimposti un limite di debito annuo (deficit) che corrisponde al 3% del Pil (somma dei redditi lordi di tutti i cittadini); tale limite, peraltro, include anche gli interessi che gli Stati pagano sul debito pregresso (togliendo quella somma, quindi, gli Stati sono di fatto obbligati a produrre ogni anno un avanzo, quello che per esempio fa ininterrottamente lo Stato italiano dal 1992).
Tutta questa bella impalcatura è giustificata dal fatto che secondo gli inventori di questo sistema assurdo il debito dello Stato è un male, mentre noi qui abbiamo visto che invece è l'unico fattore di ricchezza, l'unica fonte di attivo per il contenitore non governativo, aziende-lavoratori-consumatori. Naturalmente, per coprire il debito lo Stato deve essere il proprietario-monopolista della moneta: prima lo Stato la spende generando i nostri redditi, e solo dopo ne preleva una parte (non il contrario, come tutti noi pensiamo). No moneta sovrana? Cambia tutto: lo Stato deve incassare esattamente quanto spende e di conseguenza è costretto al pareggio (e se ha un debito accumulato, deve fare addirittura l'avanzo).
Non mi dilungherò oltre sulla questione, anche perché ho i calli alle mani a furia di scrivere sempre le stesse cose (chi ne ha voglia può leggere gli altri articoli del blog, specie quelli più recenti). Questo excursus economico serve solo a dimostrare quello che il 90 per cento degli italiani non sa e si rifiuta di sapere.
Ci sono delle attenuanti in merito a questa nostra incapacità di pensare in modo macroeconomico. Siamo stati abituati a farlo, e nessuno, tra gli organi di informazione e la classe politica, cerca di invertire la tendenza. Il recente tweet della Moretti è esemplificativo in questo senso. Nel 2014 c'è ancora gente che va in giro a dire che un'uscita dall'Euro provocherebbe una pesante svalutazione della nostra eventuale, nuova moneta e un proporzionale aumento del debito. Non solo il debito non costituisce alcun tipo di problema per uno Stato che possiede la propria moneta sovrana, ma anche il fantasma della svalutazione è una castroneria olimpionica. Un'Italia che decidesse di tornare alla propria moneta, anzi, potrebbe ritrovarsi a dover gestire il problema opposto per via della corsa ad acquistare Lire in cambio di Euro, che tutti noi, volenti o nolenti, saremmo costretti a fare (anche gli operatori stranieri ovviamente). Sarebbe l'Euro, semmai, a svalutarsi, anche a causa dell'inevitabile perdita di credibilità conseguente all'uscita di uno Stato membro. Ma questo è solo uno degli spauracchi che, consapevolmente o meno, vengono agitati da chi detiene le leve dell'opinione pubblica. Da questo punto di vista siamo messi malissimo. Tra chi aborre l'idea di abbandonare l'Eurozona (Pd e Forza Italia), chi ne propugna l'uscita a giorni alterni (M5S) e chi vorrebbe uscirne ma per i motivi sbagliati (ancora M5S e Lega Nord, quest'ultima vorrebbe tornare alla Lira per svalutarla e favorire le esportazioni, il che è un po' come dire: ti do una cura contro il cancro e contemporaneamente inizi a fumare tre pacchetti di sigarette al giorno). Il grado di consapevolezza dei politici italiani riguardo a ciò che fanno e dicono sul tema-Euro, ma anche in relazione a ciò che hanno fatto nel momento in cui ci siamo entrati, è per me, devo ammetterlo, un vero rompicapo che mi fa ammattire. La logica mi porta a ipotizzare che si dividano tra ignoranti in buona fede (sostanzialmente al séguito) e altri che sono complici di questo sistema dall'appoggio del quale deriva l'unica loro fonte di legittimazione e di potere.
Infine ci sono gli organi di informazione, idem come sopra. Dai giornali cartacei alle loro edizioni on line, dai talk show ai tg televisivi, è tutto un continuo seminare di ignoranza economica nel popolo. Anche qui, il grado di consapevolezza è alquanto indecifrabile, lascio a voi il giudizio. Personalmente, sarei favorevole all'accensione di un immenso falò di giornali (un po' come i "roghi della vanità" di Savonarola) in cui bruciare simbolicamente tutta o quasi l'informazione italiana. In effetti sono veramente in pochissimi a salvarsi.
Per concludere, mi scuso, cari lettori, se vi ho annoiato con queste farneticazioni sul disastro che tutti noi stiamo vivendo. Ora, benestanti o indigenti, occupati o disoccupati, possiamo prepararci a quello che veramente ci interessa, l'happy hour o la partita, per poi guardare con rassegnato fatalismo le mirabolanti inchieste dei tg sugli indecenti sprechi della "casta", nonché i dibattiti in vista delle importantissime elezioni dell'importantissimo Parlamento europeo, l'unico parlamento della Storia che non ha potere legislativo, bensì solo consultivo. E ricordate, "è tutta colpa degli evasori fiscali e della casta!".
Perché Grillo è totalmente inoffensivo per il sistema
Le premesse del grillismo erano ottime, ma manca una visione seria e credibile dell'economia, come dimostrano le pseudo-idee del comico. Un'accozzaglia di stupidaggini che qui smontiamo punto per punto e che lo rendono del tutto innocuo per il sistema contro cui bisogna lottare
Di Grillo si può dire tutto, tranne che non sia un uomo dotato di straordinario carisma e di grande capacità persuasiva. Un divulgatore abile come pochi, e da questo punto di vista i milioni di voti presi dal suo movimento, nonché i milioni di follower che può vantare sul suo blog e sui social non lasciano spazio al minimo dubbio.
Grillo ha intercettato un malessere che era, ed è al 99 per cento di carattere puramente economico. Le premesse della sua propaganda anti-sistema, peraltro, erano ottime: rivolta anti-euro, lotta contro le aristocrazie economiche e politiche, stimolo dei redditi più bassi e dei consumi, una diversa gestione del debito pubblico. Bene fin qui i titoli dei manifesti, peccato però che la sostanza sia un coacervo di idee che si contraddicono l'una con l'altra, un'accozzaglia di corbellerie economiche sparate tanto al chilo per accontentare istanze diverse ed inconciliabili e che, a conti fatti, lo rendono totalmente innocuo per il sistema contro cui oggi bisogna combattere. In un certo senso, anzi, Grillo dice cose che di fatto lo fanno apparire un uomo pro-sistema, esattamente come tanti altri paladini anti-sistema italiani. Ecco, punto per punto, la finta rivoluzione nella quale Grillo vorrebbe trascinare milioni di italiani, scusate il termine, un po' gonzi, un po' totalmente digiuni di macroeconomia. Vi renderete conto di quanto sia facile smontare in cinque minuti il programma economico (è già una parola grossa) di Grillo.
L'USCITA DALL'EURO
Già qui è un'operazione alquanto complicata capire il pensiero grillino, dal momento che sul tema il comico ha cambiato idea duecento volte. Bisogna uscire dall'eurozona, no, bisogna fare gli eurobond e se la Germania non li vuole è lei che deve uscire, va beh, facciamo un referendum. Il problema di Grillo è che, a sentirlo parlare o scrivere di euro, sembra che l'euro porti semplicemente sfiga, tutto qua. Una settimana fa, a Napoli, se ne è uscito con una perla che ci ha fatto sobbalzare: tornare alla lira per rendere i nostri prodotti più competitivi. Oddio! Siamo ancora alle famose svalutazioni competitive per favorire esportazioni a man bassa. Vale a dire: corsa sfrenata delle aziende per competere con paesi in cui il costo del lavoro è 1/3, 1/4, 1/5 dei paesi ricchi. Ma anche in una competizione tra paesi ricchi la corsa all'export ha solo due conseguenze: salari da fame e contrazione dei consumi interni, quest'ultima necessaria, altrimenti non resta più nulla da esportare (qui lo spiego più dettagliatamente). Il culto delle esportazioni è, praticamente, uno dei capisaldi del sistema disumano che sta uccidendo la nostra economia. Come può uno che si presenta come un paladino dell'antisistema auspicarne un uso ancora maggiore? Rispondetevi da soli.
IL DEBITO PUBBLICO
Altro tema caldo, direttamente collegato al primo, altra confusione. Da uno che si scaglia contro il modello economico dell'eurozona (anche se in maniera disordinata e sconclusionata) ci si aspetta che conseguentemente critichi ferocemente anche le ragioni per cui l'eurozona è nata: impedire agli Stati di creare ricchezza, attivo, avanzo, chiamatelo come volete, nell'unico modo con cui ciò è possibile, ovvero con il DEBITO dello Stato, quello che lo Stato fa nel momento in cui spende - creando direttamente o indirettamente dei redditi - più di quanto tassa, generando automaticamente ed aritmeticamente un attivo nell'economia di aziende-lavoratori-consumatori. In quest'ottica, quindi, il debito dello Stato non solo non è un male, ma è anzi un bene necessario (lo spiego qui). Ecco il vero motivo per cui è vitale abbandonare l'euro: la moneta unica europea, con i parametri di bilancio sottoscritti dagli Stati che l'hanno adottata, altro non è che l'esperimento più tragicamente riuscito di un modello economico che mira soltanto a imprigionare gli Stati in una camicia di forza, a renderli totalmente dipendenti dal mercato finanziario e dalle grandi multinazionali che puntano ad avere manodopera sottopagata. Uno Stato che non può indebitarsi è uno Stato che non può creare ricchezza a beneficio dei propri cittadini, non può risollevare l'economia, la sua democrazia è scritta solo sulla carta.
Cosa pensa invece Grillo del debito pubblico? Per lui è un problema, tanto che è arrivato addirittura a proporre una ristrutturazione del debito: vuol dire ripagare gli acquirenti dei nostri Bot, dei nostri Btp, a stock, una parte subito, una parte tra dieci anni e così via. Conseguenze? Ci può arrivare anche uno studente del secondo anno di Ragioneria: tassi alle stelle (i tassi sono i rendimenti che gli investitori richiedono in cambio dell'acquisto dei Bot) e perdita drammatica di credibilità per il sistema-paese (vedi Argentina del default o Grecia, hanno fatto praticamente la stessa cosa). Qui Grillo dimostra di capirci poco sul tema, e soprattutto le contraddizioni sfiorano il ridicolo. Il debito dello Stato, l'abbiamo detto, non è un problema, anzi, equivale fino all'ultimo centesimo alla ricchezza dell'economia reale. E questo vale ovviamente anche per chi acquista i titoli di Stato. Se io investo una somma per acquistare dei buoni postali, non ho un debito, bensì un credito nei confronti dello Stato, dunque una potenziale ricchezza che diventerà tale quando andrò a riscuotere la somma versata con gli interessi. Il debito pubblico, in definitiva, non esiste nemmeno, esiste semmai il credito pubblico. E se lo Stato non può ripagarti? Impossibile per uno Stato che ha la propria moneta, ecco un altro motivo per abbandonare l'eurozona. Grillo, anche qui, dimostra di essere una frana come campione dell'antisistema.
IL REDDITO DI CITTADINANZA
Man mano che si procede con l'analisi delle proposte di Grillo, la confusione aumenta in misura esponenziale. Il principale spauracchio agitato dai fanatici del sistema euro per convincerci tutti che il debito dello Stato è pericoloso, e che è meglio che gli Stati non utilizzino troppo lo strumento monetario per creare ricchezza (leggasi "stampare moneta"), come fanno tutti i paesi con moneta sovrana, è l'inflazione. Un pericolo inesistente, come ho spiegato negli articoli sopraccitati. Ebbene, ecco che Grillo invece propone l'unica cosa che veramente può creare inflazione: il reddito di cittadinanza, dare soldi senza produrre nulla, ovvero stimolare la domanda senza che ci sia un corrispondente aumento dell'offerta. Qui siamo all'Abc, ai rudimenti, biennio della scuola secondaria di secondo grado.
A dire il vero, Grillo non è l'unico ad avere simili idee. Non è forse quello che si fa in Italia da anni? E vi dirò di più: avete mai sentito la Commissione Ue lamentarsi del fatto che in Italia si spende troppo per cassa integrazione e indennità di disoccupazione? Si lamentano di tutto, ma di questa scelta dei nostri governi, mai. Il motivo è semplice: se quei soldi venissero dati dallo Stato ai disoccupati in cambio di una prestazione lavorativa, magari nei servizi alla persona o in quelli all'ambiente (due settori che ne hanno tanto bisogno), addio massa di disoccupati disposti a lavorare per quattro soldi, visto che queste persone, nei periodi di inoccupazione, un lavoro garantito ce l'avrebbero (e tra l'altro così verrebbe scongiurato quel pericolo di inflazione di cui parlavo prima, più domanda ma anche più offerta).
Qui Grillo si mostra di fatto organico a quelli che dice di voler distruggere, quei poteri finanziari e industriali ai quali fa comodo che sia lo Stato a tappare le falle, ad accollarsi i danni socio-economici della disoccupazione e della sottoccupazione. Si tratta del classico e micidiale duo "socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti". Un orrore che il contestatore Grillo dovrebbe attaccare a testa bassa. E lo fa pure, salvo poi dire le stesse cose del nemico.
SPOSTARE LA TASSAZIONE DAI REDDITI AI CONSUMI
Quando ho sentito questa, ho pensato che Renzi fosse entrato nel corpo di Grillo. Sembra di sentire Tremonti, Saccomanni, Van Rompuy, Olli Rehn: tassare meno i redditi e aumentare il prelievo sui consumi, dunque l'Iva. Su questo punto sarò breve: l'Iva in realtà è l'unica tassa che andrebbe totalmente cancellata, perché è la tassa in assoluto più distruttiva per l'economia. Essa infatti danneggia contemporaneamente produttori, venditori e consumatori, ma soprattutto tassa la ricchezza vera, che sono i beni e i servizi che compriamo. La ricchezza reale non sono certo i soldi, che sono solo uno strumento di pagamento. Se non li utilizzassimo mai, pur possedendone magari tantissimi, faremmo comunque una vita da pezzenti, mentre l'economia andrebbe a rotoli perché nessuno comprerebbe nulla, né beni né servizi. Sono questi ultimi, infatti, la vera ricchezza, e perciò devono essere completamente detassati. Grillo, invece, vorrebbe tassarli di più, esattamente come i suoi presunti nemici del sistema. Superfluo commentare oltre.
LA CASTA
Questa è una vera malattia che accomuna tutti noi italiani e certo Grillo non poteva non cavalcarla. Si può dire, anzi, che Grillo abbia costruito gran parte del suo successo proprio sulla rivolta alla cosiddetta "Casta". Gli italiani sono convinti, anche grazie a Grillo, ma non solo, che abolendo i privilegi della Casta l'economia nazionale si risolleverebbe, come per magia registrerebbe un attivo, un "+". Nell'articolo Ecco perché gli evasori e la "casta" non sottraggono nemmeno un euro alla ricchezza nazionale ho cercato di spiegare che questa è una gigantesca sciocchezza macroeconomica, basta aver frequentato le scuole elementari per capirlo. Un concittadino che si arricchisce in modo ingiusto o poco trasparente o disonesto reca certamente un danno agli altri, perché causa una situazione di iniquità: lui si arricchisce più di quanto dovrebbe o meriterebbe, altri suoi concittadini guadagnano così meno di quanto meriterebbero. Intervenendo per sanare questa ingiustizia, si farebbe un atto doveroso, ma l'intervento avrebbe un risvolto puramente microeconomico: -10 soldi per il cittadino X furbacchione, +10 soldi per il cittadino Y onesto, o distribuiti tra più cittadini onesti W, Y, Z. Ci sarebbe più giustizia, non c'è dubbio, ma il saldo macroeconomico per l'economia nazionale sarebbe esattamente uguale a zero, non c'è nessun attivo: rimane identico l'andamento dei consumi, della produzione, dell'occupazione, del Pil.
Grillo, da questo punto di vista, è esattamente uguale a Berlusconi perché dice le sue stesse fesserie: "Lo Stato costa troppo, lo Stato deve spendere meno". Ok, risultato: -10 spesa dello Stato + 10 redditi dei cittadini (in seguito ad abbassamento delle tasse), risultato uguale a 0. Sono d'accordo anch'io con la riduzione della spesa dello Stato e delle tasse, ma con questa operazione non si è creata nessuna ricchezza al netto. Ovviamente sono le stesse fesserie che dicono da anni anche nel Pd: "Lotta all'evasione per dare più soldi ai cittadini onesti o alle categorie svantaggiate". Non fa una grinza, ma il risultato finale macroeconomico sarà sempre zero, nessun attivo, quello che invece solo lo Stato può creare con il suo debito.
Ricapitolando: euro, debito, tasse sui consumi, indennità ai disoccupati, casta. Grillo, in definitiva, dice, con modalità diverse, le stesse castronerie di Renzi, le stesse baggianate di Berlusconi. Avalla, non sappiamo quanto consapevolmente, le politiche economicide dei tecnocrati internazionali. E pensare che le teorie che metterebbero fine all'olocausto economico, quelle elaborate dalla scuola Memmt, o "Economia di Mosler", Grillo le ha avute sul suo tavolo, le ha lette, le conosce, ma le ha volutamente ignorate. Se non altro, ora sapete qual è l'economia di Grillo, un rivoluzionario per finta che ai grandi poteri finanziari e industriali non farà neanche il solletico.
Di Grillo si può dire tutto, tranne che non sia un uomo dotato di straordinario carisma e di grande capacità persuasiva. Un divulgatore abile come pochi, e da questo punto di vista i milioni di voti presi dal suo movimento, nonché i milioni di follower che può vantare sul suo blog e sui social non lasciano spazio al minimo dubbio.
Grillo ha intercettato un malessere che era, ed è al 99 per cento di carattere puramente economico. Le premesse della sua propaganda anti-sistema, peraltro, erano ottime: rivolta anti-euro, lotta contro le aristocrazie economiche e politiche, stimolo dei redditi più bassi e dei consumi, una diversa gestione del debito pubblico. Bene fin qui i titoli dei manifesti, peccato però che la sostanza sia un coacervo di idee che si contraddicono l'una con l'altra, un'accozzaglia di corbellerie economiche sparate tanto al chilo per accontentare istanze diverse ed inconciliabili e che, a conti fatti, lo rendono totalmente innocuo per il sistema contro cui oggi bisogna combattere. In un certo senso, anzi, Grillo dice cose che di fatto lo fanno apparire un uomo pro-sistema, esattamente come tanti altri paladini anti-sistema italiani. Ecco, punto per punto, la finta rivoluzione nella quale Grillo vorrebbe trascinare milioni di italiani, scusate il termine, un po' gonzi, un po' totalmente digiuni di macroeconomia. Vi renderete conto di quanto sia facile smontare in cinque minuti il programma economico (è già una parola grossa) di Grillo.
L'USCITA DALL'EURO
Già qui è un'operazione alquanto complicata capire il pensiero grillino, dal momento che sul tema il comico ha cambiato idea duecento volte. Bisogna uscire dall'eurozona, no, bisogna fare gli eurobond e se la Germania non li vuole è lei che deve uscire, va beh, facciamo un referendum. Il problema di Grillo è che, a sentirlo parlare o scrivere di euro, sembra che l'euro porti semplicemente sfiga, tutto qua. Una settimana fa, a Napoli, se ne è uscito con una perla che ci ha fatto sobbalzare: tornare alla lira per rendere i nostri prodotti più competitivi. Oddio! Siamo ancora alle famose svalutazioni competitive per favorire esportazioni a man bassa. Vale a dire: corsa sfrenata delle aziende per competere con paesi in cui il costo del lavoro è 1/3, 1/4, 1/5 dei paesi ricchi. Ma anche in una competizione tra paesi ricchi la corsa all'export ha solo due conseguenze: salari da fame e contrazione dei consumi interni, quest'ultima necessaria, altrimenti non resta più nulla da esportare (qui lo spiego più dettagliatamente). Il culto delle esportazioni è, praticamente, uno dei capisaldi del sistema disumano che sta uccidendo la nostra economia. Come può uno che si presenta come un paladino dell'antisistema auspicarne un uso ancora maggiore? Rispondetevi da soli.
IL DEBITO PUBBLICO
Altro tema caldo, direttamente collegato al primo, altra confusione. Da uno che si scaglia contro il modello economico dell'eurozona (anche se in maniera disordinata e sconclusionata) ci si aspetta che conseguentemente critichi ferocemente anche le ragioni per cui l'eurozona è nata: impedire agli Stati di creare ricchezza, attivo, avanzo, chiamatelo come volete, nell'unico modo con cui ciò è possibile, ovvero con il DEBITO dello Stato, quello che lo Stato fa nel momento in cui spende - creando direttamente o indirettamente dei redditi - più di quanto tassa, generando automaticamente ed aritmeticamente un attivo nell'economia di aziende-lavoratori-consumatori. In quest'ottica, quindi, il debito dello Stato non solo non è un male, ma è anzi un bene necessario (lo spiego qui). Ecco il vero motivo per cui è vitale abbandonare l'euro: la moneta unica europea, con i parametri di bilancio sottoscritti dagli Stati che l'hanno adottata, altro non è che l'esperimento più tragicamente riuscito di un modello economico che mira soltanto a imprigionare gli Stati in una camicia di forza, a renderli totalmente dipendenti dal mercato finanziario e dalle grandi multinazionali che puntano ad avere manodopera sottopagata. Uno Stato che non può indebitarsi è uno Stato che non può creare ricchezza a beneficio dei propri cittadini, non può risollevare l'economia, la sua democrazia è scritta solo sulla carta.
Cosa pensa invece Grillo del debito pubblico? Per lui è un problema, tanto che è arrivato addirittura a proporre una ristrutturazione del debito: vuol dire ripagare gli acquirenti dei nostri Bot, dei nostri Btp, a stock, una parte subito, una parte tra dieci anni e così via. Conseguenze? Ci può arrivare anche uno studente del secondo anno di Ragioneria: tassi alle stelle (i tassi sono i rendimenti che gli investitori richiedono in cambio dell'acquisto dei Bot) e perdita drammatica di credibilità per il sistema-paese (vedi Argentina del default o Grecia, hanno fatto praticamente la stessa cosa). Qui Grillo dimostra di capirci poco sul tema, e soprattutto le contraddizioni sfiorano il ridicolo. Il debito dello Stato, l'abbiamo detto, non è un problema, anzi, equivale fino all'ultimo centesimo alla ricchezza dell'economia reale. E questo vale ovviamente anche per chi acquista i titoli di Stato. Se io investo una somma per acquistare dei buoni postali, non ho un debito, bensì un credito nei confronti dello Stato, dunque una potenziale ricchezza che diventerà tale quando andrò a riscuotere la somma versata con gli interessi. Il debito pubblico, in definitiva, non esiste nemmeno, esiste semmai il credito pubblico. E se lo Stato non può ripagarti? Impossibile per uno Stato che ha la propria moneta, ecco un altro motivo per abbandonare l'eurozona. Grillo, anche qui, dimostra di essere una frana come campione dell'antisistema.
IL REDDITO DI CITTADINANZA
Man mano che si procede con l'analisi delle proposte di Grillo, la confusione aumenta in misura esponenziale. Il principale spauracchio agitato dai fanatici del sistema euro per convincerci tutti che il debito dello Stato è pericoloso, e che è meglio che gli Stati non utilizzino troppo lo strumento monetario per creare ricchezza (leggasi "stampare moneta"), come fanno tutti i paesi con moneta sovrana, è l'inflazione. Un pericolo inesistente, come ho spiegato negli articoli sopraccitati. Ebbene, ecco che Grillo invece propone l'unica cosa che veramente può creare inflazione: il reddito di cittadinanza, dare soldi senza produrre nulla, ovvero stimolare la domanda senza che ci sia un corrispondente aumento dell'offerta. Qui siamo all'Abc, ai rudimenti, biennio della scuola secondaria di secondo grado.
A dire il vero, Grillo non è l'unico ad avere simili idee. Non è forse quello che si fa in Italia da anni? E vi dirò di più: avete mai sentito la Commissione Ue lamentarsi del fatto che in Italia si spende troppo per cassa integrazione e indennità di disoccupazione? Si lamentano di tutto, ma di questa scelta dei nostri governi, mai. Il motivo è semplice: se quei soldi venissero dati dallo Stato ai disoccupati in cambio di una prestazione lavorativa, magari nei servizi alla persona o in quelli all'ambiente (due settori che ne hanno tanto bisogno), addio massa di disoccupati disposti a lavorare per quattro soldi, visto che queste persone, nei periodi di inoccupazione, un lavoro garantito ce l'avrebbero (e tra l'altro così verrebbe scongiurato quel pericolo di inflazione di cui parlavo prima, più domanda ma anche più offerta).
Qui Grillo si mostra di fatto organico a quelli che dice di voler distruggere, quei poteri finanziari e industriali ai quali fa comodo che sia lo Stato a tappare le falle, ad accollarsi i danni socio-economici della disoccupazione e della sottoccupazione. Si tratta del classico e micidiale duo "socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti". Un orrore che il contestatore Grillo dovrebbe attaccare a testa bassa. E lo fa pure, salvo poi dire le stesse cose del nemico.
SPOSTARE LA TASSAZIONE DAI REDDITI AI CONSUMI
Quando ho sentito questa, ho pensato che Renzi fosse entrato nel corpo di Grillo. Sembra di sentire Tremonti, Saccomanni, Van Rompuy, Olli Rehn: tassare meno i redditi e aumentare il prelievo sui consumi, dunque l'Iva. Su questo punto sarò breve: l'Iva in realtà è l'unica tassa che andrebbe totalmente cancellata, perché è la tassa in assoluto più distruttiva per l'economia. Essa infatti danneggia contemporaneamente produttori, venditori e consumatori, ma soprattutto tassa la ricchezza vera, che sono i beni e i servizi che compriamo. La ricchezza reale non sono certo i soldi, che sono solo uno strumento di pagamento. Se non li utilizzassimo mai, pur possedendone magari tantissimi, faremmo comunque una vita da pezzenti, mentre l'economia andrebbe a rotoli perché nessuno comprerebbe nulla, né beni né servizi. Sono questi ultimi, infatti, la vera ricchezza, e perciò devono essere completamente detassati. Grillo, invece, vorrebbe tassarli di più, esattamente come i suoi presunti nemici del sistema. Superfluo commentare oltre.
LA CASTA
Questa è una vera malattia che accomuna tutti noi italiani e certo Grillo non poteva non cavalcarla. Si può dire, anzi, che Grillo abbia costruito gran parte del suo successo proprio sulla rivolta alla cosiddetta "Casta". Gli italiani sono convinti, anche grazie a Grillo, ma non solo, che abolendo i privilegi della Casta l'economia nazionale si risolleverebbe, come per magia registrerebbe un attivo, un "+". Nell'articolo Ecco perché gli evasori e la "casta" non sottraggono nemmeno un euro alla ricchezza nazionale ho cercato di spiegare che questa è una gigantesca sciocchezza macroeconomica, basta aver frequentato le scuole elementari per capirlo. Un concittadino che si arricchisce in modo ingiusto o poco trasparente o disonesto reca certamente un danno agli altri, perché causa una situazione di iniquità: lui si arricchisce più di quanto dovrebbe o meriterebbe, altri suoi concittadini guadagnano così meno di quanto meriterebbero. Intervenendo per sanare questa ingiustizia, si farebbe un atto doveroso, ma l'intervento avrebbe un risvolto puramente microeconomico: -10 soldi per il cittadino X furbacchione, +10 soldi per il cittadino Y onesto, o distribuiti tra più cittadini onesti W, Y, Z. Ci sarebbe più giustizia, non c'è dubbio, ma il saldo macroeconomico per l'economia nazionale sarebbe esattamente uguale a zero, non c'è nessun attivo: rimane identico l'andamento dei consumi, della produzione, dell'occupazione, del Pil.
Grillo, da questo punto di vista, è esattamente uguale a Berlusconi perché dice le sue stesse fesserie: "Lo Stato costa troppo, lo Stato deve spendere meno". Ok, risultato: -10 spesa dello Stato + 10 redditi dei cittadini (in seguito ad abbassamento delle tasse), risultato uguale a 0. Sono d'accordo anch'io con la riduzione della spesa dello Stato e delle tasse, ma con questa operazione non si è creata nessuna ricchezza al netto. Ovviamente sono le stesse fesserie che dicono da anni anche nel Pd: "Lotta all'evasione per dare più soldi ai cittadini onesti o alle categorie svantaggiate". Non fa una grinza, ma il risultato finale macroeconomico sarà sempre zero, nessun attivo, quello che invece solo lo Stato può creare con il suo debito.
Ricapitolando: euro, debito, tasse sui consumi, indennità ai disoccupati, casta. Grillo, in definitiva, dice, con modalità diverse, le stesse castronerie di Renzi, le stesse baggianate di Berlusconi. Avalla, non sappiamo quanto consapevolmente, le politiche economicide dei tecnocrati internazionali. E pensare che le teorie che metterebbero fine all'olocausto economico, quelle elaborate dalla scuola Memmt, o "Economia di Mosler", Grillo le ha avute sul suo tavolo, le ha lette, le conosce, ma le ha volutamente ignorate. Se non altro, ora sapete qual è l'economia di Grillo, un rivoluzionario per finta che ai grandi poteri finanziari e industriali non farà neanche il solletico.
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